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Gestione

Gestione dei PIP

Trattandosi di contratti di assicurazione sulla vita ed essendo patrimoni interni separati all’interno della società istitutrice, il gestore del PIP è la medesima impresa assicurativa che lo ha istituito (salvo il fatto di costituire un “patrimonio di destinazione/autonomo/separato”).

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Il mondo della previdenza integrativa è un mondo complesso, ti aiutiamo ad avere le idee più chiare.

Quali sono i soggetti autorizzati alla gestione del PIP?

Sono le Imprese assicurative autorizzate dall’IVASS – Istituto di Vigilanza sulle Assicurazioni-  ad operare in Italia o operanti in regime di stabilimento o prestazione di servizi.

Che tipologia di gestione caratterizza i PIP?

Nei PIP le linee di gestione variano a seconda della polizza vita con cui sono attuati, ossia:

  • contratti di assicurazioni sulla vita di ramo I, in cui la posizione individuale è collegata a una o più gestioni interne separate dell’impresa assicurativa;
  • contratti di assicurazioni sulla vita di ramo III (“unit-linked“), in cui la posizione individuale è collegata al valore di quote di uno o più fondi interni assicurativi o al valore di quote di OICR – Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio;
  • contratti misti di ramo I e ramo III.
Che tipologie di investimenti e quali strumenti finanziari sono utilizzati nella gestione dei PIP?

A seconda degli strumenti finanziari di cui si compongono i comparti, ossia, la gestione interna, le quote del fondo interno assicurativo, le quote dell’OICR, si possono distinguere diverse linee di investimento:

  • obbligazionari puri: prevedono l’ investimento esclusivamente in titoli di debito (obbligazioni);
  • obbligazionari misti: prevedono l’ investimento in titoli di capitale (azioni) nel limite massimo del 30% del patrimonio del comparto;
  • azionari: investono per almeno il 50 % in azioni;
  • bilanciati: sono detti anche flessibili perché vi rientrano tutte le ipotesi in cui le percentuali tra azioni e obbligazioni non sono prefissati (dal 31% al 49% in azioni).
  • garantiti: offrono una garanzia di rendimento minimo o la restituzione del capitale versato al verificarsi di determinati eventi, come ad esempio, al momento del pensionamento.
Come si sceglie la tipologia di gestione?

L’iscritto, al momento dell’adesione, sceglie il comparto di gestione o la combinazioni degli stessi in cui far confluire i versamenti contributivi.

Questa scelta deve tener conto:

  • dell’ orizzonte temporale di partecipazione al fondo (tenendo conto del momento di pensionamento)
  • della personale propensione al rischio
  • della propria situazione lavorativa
  • del patrimonio personale
  • delle esigenze ed aspettative pensionistiche.
La scelta della tipologia di gestione è definitiva?

No, l’aderente successivamente può modificare la destinazione degli investimenti e riallocare i flussi contributivi e la propria posizione individuale rispettando il termine minimo di permanenza di almeno 1 anno nella linea di gestione originaria.

Per chi è adatto un comparto azionario?

La gestione, prevalentemente orientata verso titoli azionari (per almeno il 50%), risponde alle esigenze di un soggetto che ricerca rendimenti più elevati nel lungo periodo ed è disposto ad accettare un’esposizione al rischio più elevata con una certa discontinuità dei risultati nei singoli esercizi.

Per questo motivo è adatto ad un partecipazione al fondo di lungo periodo (indicativamente oltre 15 anni), dal momento che la tipica volatilità dei rendimenti azionari scende al crescere dell’orizzonte temporale dell’investimento. Rappresenta, quindi, un’opportunità interessante per i più giovani.

Per chi è adatto un comparto obbligazionario?

La gestione, orientata totalmente o in via prevalente verso titoli obbligazionari (dal minimo del 70% al 100%), risponde alle esigenze di un soggetto che preferisce investimenti che favoriscono la stabilità dei rendimenti e del capitale.

Per questo motivo è adatto ad un orizzonte temporale più breve rispetto a quello di un comparto azionario (indicativamente tra 5 – 10 anni), e, conseguementemente, a chi è prossimo al pensionamento.

Per chi è adatto un comparto bilanciato?

La gestione, bilanciata appunto tra titoli obbligazionari e azionari (quest’ultimi dal 31% al 49%), risponde alle esigenze di un soggetto che preferisce la continuità dei risultati nei singoli esercizi e accetta mediamente il rischio.

Risulta adatto ad un orizzonte, a seconda della componente azionaria, dal medio al lungo periodo (tra 10 e 15 anni).

Per chi è adatto un comparto garantito?

La garanzia di risultato prevede che al momento del pensionamento (o altri singoli eventi, come il riscatto per morte), vi sia sempre la restituzione del capitale versato o, anche, il riconoscimento di un rendimento minimo su quanto versato, al di là di eventuali risultati inferiori al termine. (Vedi la sezione relativa al “comparto garantito“)

La gestione, quindi, è orientata verso titoli obbligazionari di breve durata, e di conseguenza, è più adatta ad orizzonti temporali altrettanto brevi (indicativamente 5 anni).

Da un punto di vista soggettivo, risponde alle esigenze di un soggetto con una propensione al rischio bassa o ormai prossimo alla pensione.

 

 

Ci sono dei limiti alle tipologie di investimento?

Trattandosi di contratti assicurativi sulla vita di cui al ramo I e/o ramo III, collegati al valore di una o più gestioni interne separate o quote di fondi assicurativi o quote di OICR, le regole relative ai criteri e ai limiti degli investimenti variano, in parte, rispetto a quelle proprie dei fondi aperti. (Vedi la sezione relativa alle “gestione dei fondi aperti”)

In generale non trovano applicazione gli stessi limiti quantitativi previsti per i fondi aperti e l’investimento delle risorse delle gestioni interne separate, dei fondi assicurativi e degli OICR è effettuato nel rispetto dei principi generali, oltre che del decreto ministeriale 166/2014 (convenzione di gestione), anche del Codice delle assicurazioni e della regolamentazione emanata dall’ IVASS.

Quali sono i limiti specifici agli investimenti posti a tutela dell' aderente?

A tutela dell’aderente ad un PIP, la legge prevede che:

  • l’impresa investa tutti gli attivi secondo il principio della “persona prudente”;
  • gli investimenti riguardino attività e strumenti dei quali si possa identificare, misurare, monitorare, gestire, controllare e segnalare adeguatamente i rischi, in modo tale da garantire la sicurezza, la qualità, la liquidità e la redditività del portafoglio nel suo complesso;
  • gli investimenti siano adeguatamente diversificati in modo da evitare un’eccessiva dipendenza da una particolare attività, un particolare emittente o gruppo di imprese
Ci sono altre regole fissate dall' Organismo di controllo delle assicurazioni?

Il Regolamento IVASS n. 24 del 2016, prevede altre regole a tutela dell’aderente:

  • l’impresa deve assicurare la sicurezza, la qualità, la liquidità e la redditività del proprio portafoglio provvedendo ad una adeguata dispersione e diversificazione degli attivi;
  • alla compagnia assicurativa è richiesto di definire la propria politica degli investimenti per mezzo di una delibera quadro adottata dall’organo di amministrazione.

Tra le informazioni principali, nella delibera viene indicato:

  • determinazione della politica strategica degli investimenti, in termini di composizione del portafoglio investimenti di medio-lungo periodo, con indicazione del livello di sicurezza, qualità, liquidità, redditività e disponibilità che l’impresa intende conseguire per quanto riguarda l’intero portafoglio di attività, e del modo in cui intende conseguirlo;
  • descrizione degli obiettivi per i rendimenti attesi dagli investimenti, tenendo conto delle ragionevoli aspettative dei contraenti oltreché di quanto stabilito nei regolamenti contrattuali;
  • definizione dei criteri di selezione degli investimenti, nel migliore interesse degli assicurati, tenuto conto del contesto del mercato finanziario;
  • definizione dei limiti quantitativi, qualitativi a presidio degli investimenti, nonché di quelli di concentrazione per singolo emittente o gruppo;
  • indicazione di limiti e condizioni rispetto a determinate tipologie di investimenti, tra cui → investimenti in cartolarizzazioni; investimento in partecipazioni che comportano il controllo o un’ influenza notevole; impiego degli strumenti finanziari derivati o con effetti analoghi; impiego dei prodotti strutturati; concessione di finanziamenti.
Come si valuta la posizione individuale nei PIP attuati con assicurazioni sulla vita di Ramo I?

La posizione individuale viene rivalutata in base al rendimento della gestione interna separata riconosciuto all’aderente.  Ai fini del calcolo del rendimento le attività sono valutate al prezzo di acquisto, nel caso di beni di nuova acquisizione e al valore di mercato al momento dell’iscrizione nella gestione medesima, nel caso di attività già di proprietà della Compagnia.

Le plusvalenze e le minusvalenze concorrono alla determinazione del rendimento della gestione solo al momento del loro effettivo realizzo.

Il calcolo della posizione individuale viene effettuato con cadenza almeno annuale.

Come si valuta la posizione individuale nei PIP attuati con assicurazioni sulla vita di Ramo III?

La posizione individuale viene rivalutata in base al rendimento dei fondi interni/OICR.

Il rendimento di ogni singolo fondo interno/OICR è calcolato come variazione del valore della quota dello stesso nel periodo considerato. Ai fini del calcolo del valore della quota, le attività che costituiscono il patrimonio del fondo interno/OICR sono valutate al valore di mercato e, di conseguenza, le plusvalenze e le minusvalenze concorrono alla determinazione della posizione individuale a prescindere dal momento di effettivo realizzo.

I versamenti sono trasformati in quote e frazioni di quote con riferimento ai giorni di valorizzazione individuati nei regolamenti dei fondi interni/OICR.

La Compagnia determina il valore della posizione individuale di ciascun aderente con cadenza almeno mensile, alla fine di ogni mese.

Nel caso di PIP “misti” vengono applicate i metodi di calcolo di entrambi i rami assicurativi.

Come si calcola il rendimento del PIP?

La COVIP, con delibera del 25 maggio 2016, ha redatto uno schema di nota metodologica per il “calcolo standardizzato del rendimento al netto della tassazione”.

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