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Pensione integrativa
Calcolo della rendita
Maturati i requisiti per la pensione integrativa, il montante finale accumulato viene convertito in rendita (al netto dell’eventuale capitale richiesto dall’aderente nel limite massimo del 50%).

Quanto accumulato, quindi, costituisce “il capitale costitutivo della rendita”.

La convenzione stipulata dal Fondo aperto con la compagnia assicuratrice o lo stesso PIP stabiliscono già la relazione tra il capitale costitutivo e la rendita pensionistica che sarà pagata; a tal fine viene specificato il “coefficiente (o tasso) di conversione del capitale in rendita”.

Due sono gli elementi per il calcolo della rendita:

  • capitale disponibile al termine della fase di accumulo, dato da versamenti e rendimenti conseguiti con gli investimenti;
  • coefficiente di conversione.
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Qual'è il calcolo per la trasformazione del capitale accumulato in rendita?
La trasformazione del capitale maturato in rendita ed il relativo ammontare (per ciascuna annualità) si ottengono con il seguente calcolo:

montante finale x coefficiente di conversione

Quali sono gli elementi da cui dipende il coefficiente di trasformazione?
Il coefficiente di conversione dipende da:
  • tasso tecnico
  • basi demografiche
  • caricamenti
  • rateazione della rendita

 

Che cos'è il tasso tecnico?
Rappresenta il rendimento minimo che la compagnia assicurativa che eroga la rendita riconosce sul capitale investito in misura anticipata e prefissata, accrescendo l’importo della rata di rendita.
Che cosa sono le basi demografiche?
Sono strumenti, utilizzati per definire il valore della rendita da erogare, basati sulle speranze di vita in relazione all’età al momento della richiesta della rendita stessa.

In sostanza, quindi, la base demografica di riferimento è una misura della probabilità della durata attesa di sopravvivenza dell’aderente.

Che cosa sono i caricamenti?
I caricamenti rappresentano i costi di gestione dell’impresa assicurativa per l’erogazione della rendita.
Cosa s'intende per rateazione della rendita?
Per rateazione della rendita s’intende la frequenza con cui è erogata nell’anno.

Può essere rateizzata in rendita annuale, semestrale, quadrimestrale, trimestrale o mensile.

Da cosa dipende l'ammontare della rendita?
Posto che la rendita è data dal montante finale x coefficiente di trasformazione, il relativo ammontare dipende da:
  • il capitale disponibile al termine della fase di accumulo, dato dai versamenti e dai rendimenti conseguiti (al netto dell’eventuale capitale richiesto dall’aderente nella misura massima del 50%);
  • il tasso tecnico: una rendita che prevede un tasso tecnico più alto ha anche una rata più alta perchè il capitale alla base, per effettuare i pagamenti, è più elevato. Inoltre, nell’ ipotesi in cui il rendimento effettivamente ottenuto dall’ assicuratore, investendo il capitale residuo, una volta iniziata l’ erogazione della rendita sia superiore al tasso tecnico, viene riconosciuta all’ aderente una maggiorazione della rata (la rata di rendita viene quindi rivalutata per tener conto del fatto che l’esito degli investimenti è stato migliore del previsto);
  • la base demografica: a maggiori aspettative di vita corrisponde una rendita inferiore; più a lungo l’ assicuratore si attende che l’ iscritto sopravviva, quindi, minore sarà la rata da pagare, al fine di evitare di esaurire il capitale disponibile prima di aver terminato l’ erogazione della rendita.
  •  i caricamenti: maggiori costi gestionali riducono l’importo della rendita;
  • la rateazione della rendita: una maggiore frequenza di pagamento nel corso dell’ anno comporta un importo minore della singola rata (se una rata corrisposta in un’ unica soluzione alla fine dell’ anno è pari a 100, la somma di 4 rate corrisposte trimestralmente non può superare 100; inoltre, occorre tenere conto del fatto che le prime tre rate sono erogate in anticipo rispetto al pagamento annuale e comportano, quindi, una perdita dei frutti generati dall’investimento degli importi corrispondenti). 
I coefficienti possono essere variati nel corso del tempo?
I coefficienti possono essere successivamente variati rispetto alle condizioni previste al momento dell’adesione al Fondo, ma nel rispetto della normativa emanata dall’IVASS (Autorità di vigilanza sulle assicurazioni) in materia di stabilità delle compagnie di assicurazione.

Nel corso di erogazione della rendita invece sono praticamente immutabili: questa possibilità, infatti, deve essere espressamente contemplata nelle condizioni, e ciò non accade mai, e semmai a fronte di gravissimi dissesti finanziari.

Al momento del pensionamento quali sono le condizioni applicate?
Le condizioni effettivamente applicate sulla rendita pensionistica dipendono dalla convenzione in vigore al momento del pensionamento.
Dove si trovano le informazioni relative ai coefficienti di trasformazione?
Tutte le informazioni relative alle modalità di erogazione della rendita e i coefficienti di trasformazione sono riportati nell’allegato n° 3 al regolamento del fondo aperto e nelle condizioni generali del contratto del PIP.
E' ammesso il trasferimento ad un altro fondo per l'erogazione della rendita pensionistica?
Sì, al momento del pensionamento è ammesso il trasferimento del capitale accumulato ad un’altra forma pensionistica complementare  per avvalersi delle migliori condizioni di erogazione della rendita.
Come viene tassato il rendimento finanziario prodotto dalle rendite?
Il capitale costitutivo della rendita viene investito annualmente dall’assicuratore nel corso dell’erogazione della rendita medesima.

Il rendimento finanziario annualmente prodotto, successivamente alla maturazione del diritto alla percezione della rendita, viene tassato con l’applicazione di un’imposta sostitutiva:

  • pari al 12,5% sui rendimenti maturati sino a tutto il 2011;
  • pari ad una misura tra il 12,5% ed il 20% sui rendimenti maturati dal 01/01/2012 al 30/06/2014;
  • pari ad una misura tra il 12,5% ed il 26% sui rendimenti maturati a partire dal 01/07/2014.

L’aliquota varia a seconda degli strumenti finanziari di riferimento, tenendo conto della minore tassazione prevista per i redditi derivanti da investimenti in titoli pubblici (che è, appunto, del 12,5%).

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