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In arrivo, per fine anno, i Pan European pension product (i Pepp): i nuovi prodotti di previdenza complementare made in Europe. E proprio da questi prodotti i gestori attendono un’ulteriore scossa ai piani di risparmio delle famiglie italiane.
I Pepp, rivolti a studenti e lavoratori dipendenti o autonomi, si affiancheranno agli strumenti di previdenza nazionali già esistenti e potranno essere scelti in modo volontario per costruirsi una pensione di scorta valida sul territorio europeo.
Il progetto di regolamento comunitario è all’esame del parlamento di Bruxelles ed un primo via libera in commissione è atteso per il prossimo giugno.
Se non vi saranno intoppi, sempre possibili in una materia in cui è difficile comporre i diversi interessi dei paesi e dei tanti segmenti dell’industria finanziaria, i Pepp potrebbero entrare in vigore in tempi stretti. “Il sistema già sta pensando ai Pepp – ha detto in una recente intervista ad un quotidiano finanziario Tommaso Corcos, amministratore delegato di Eurizon – è già uscita una regolamentazione a livello comunitario. Potrebbero decollare nel 2019. Ma c’è un tema molto importante legato agli incentivi fiscali”.

Attualmente soltanto un europeo su quattro è coperto da una forma di pensione complementare ed i Pepp, secondo gli auspici della commissione di Bruxelles potrebbero aggiungere nuovo risparmio previdenziale stimato in 700 miliardi di euro al 2030.
Ne sono interessati, in primo luogo coloro che per lavoro trasferiscono in più paesi la residenza durante la loro vita attiva e che attualmente non riescono a gestire la grande diversità di regole (e disposizioni fiscali) esistente nei paesi dell’unione in tema di previdenza. Si pensi ad esempio alle centinaia di migliaia di giovani (anche italiani) che ogni anno, conclusa la fase di formazione, si trasformano in globe trotter in Europa alla ricerca della migliore occupazione. Spesso non hanno neppure contratti di lavoro a tempo indeterminato o di lavoro dipendente e pertanto, in mancanza di versamenti ad un ente di previdenza obbligatoria, dipendono da un piano di risparmio individuale per la propria futura pensione.

I Pepp rappresentano l’ideale strumento previdenziale di cui potranno servirsi e che li accompagnerà nel loro percorso di previdenza.

La rapida e positiva conclusione dell’iter legislativo comunitario è stata auspicata anche da Gabriel Bernardino, presidente dell’ Eiopa (autorità di regolamentazione europea su assicurazioni e fondi pensione) nel corso della conferenza annuale dell’Eiopa “Insurance and pension reloaded” tenutasi a Francoforte lo scorso 22 novembre.
Nella bozza di regolamentazione comunitaria diffusa dalla commissione europea a fine giugno 2017 è stato affidato all’ Eiopa, e non ai singoli regulator nazionali, il compito di autorizzare i futuri Pepp per l’intero continente. “E’ necessario che un’informazione standardizzata, confrontabile e rilevante sui singoli prodotti – ha spiegato Bernardino durante la conferenza – sia facilmente accessibile ai consumatori per aiutarli a prendere decisioni bene informate e consapevoli sui piani di risparmio previdenziale. Saranno fissati – ha proseguito – standard elevati di trasparenza sull’informativa precontrattuale e sui rendiconti annuali con particolare riferimento a costi ed indicatori di performance.”

 

Pepp: le novità dal salone del risparmio 2018. “Pronti, partenza, Pepp!”

I Pepp sono stati oggetto di particolare interesse al Salone del Risparmio 2018, la tre giorni interamente dedicata alle tematiche del risparmio gestito che si è tenuta a Milano dal 10 al 12 aprile 2018 e alla quale era presente anche propensione.it.

Nel corso della conferenza “Pronti, partenza, PEPP! Dalla Commissione europea un nuovo modello per la previdenza individuale” il Direttore Generale di Assogestioni, Fabio Galli, ha introdotto l’argomento, sottolineando come i Pepp restino il punto focale della Capital Markets Union (CMU), direttiva varata dalla Commissione Europea nel 2015 che ha come obiettivo quello di sbloccare i finanziamenti per la crescita dell’Europa. Inoltre, secondo il Direttore Generale di Assogestioni, nonostante il molto lavoro ancora da fare, se i Pepp avranno lo stesso successo che hanno avuto i fondi armonizzati (fondi comuni d’investimento commercializzati in tutti i paesi dell’Unione Europea con regole e criteri uniformi) negli anni ‘80, allora sarà possibile parlare di una vera e propria rivoluzione.

Pepp: il punto di vista della Commissione UE

Un quadro completo dell’attuale contesto e dei lavori a livello europeo che porteranno alla concretizzazione dei Pepp è stato dato da Ugo Bassi, direttore della sezione Financial market nella Direzione finanziaria della Commissione UE, che ha ulteriormente sottolineato come gli obiettivi della CMU e quelli alla base della creazione dei Pepp coincidano.

Si vuole riequilibrare la struttura del credito europeo, ad oggi basata sostanzialmente sul credito bancario, a favore di un sistema di credito da “equity” che prevede il finanziamento attraverso l’acquisto di azioni. Bisogna, quindi, creare e promuovere nuove forme di finanziamento che meglio si adattano alle esigenze delle imprese in modo da finanziare il sistema economico europeo in maniera più equilibrata con capitale misto proveniente sia da banche che dal mercato. In questo contesto i Pepp, che investono in azioni, rappresenteranno una nuova forma di investimento a sostegno dell’economia reale fornendo capitale alle imprese e, di conseguenza, dando sostegno anche ai lavoratori.

Pepp come prodotto di pensione integrativa paneuropeo: dalla frammentazione all’unitarietà

La necessità di un prodotto di pensione integrativa paneuropeo trae origine dal fatto che, secondo le statistiche, il rapporto tra popolazione attiva e quella in pensione raddoppierà nei prossimi 50 anni. Date queste previsioni e la difficoltà di tutti gli Stati membri nel sostenere i sistemi pensionistici pubblici, ci sarà bisogno in tutto il territorio europeo di una forma di risparmio pensionistico da affiancare alla pensione pubblica. Il mercato europeo della previdenza integrativa presenta una regolamentazione e uno sviluppo estremamente diverso da Paese a Paese all’interno dell’Unione Europea e il numero dei cittadini che hanno aderito al sistema della pensione integrativa resta limitato e soprattutto concentrato in pochi Stati. Inoltre, i Pepp saranno fondamentali per tutti i lavoratori in mobilità nel territorio europeo che, migrando da un paese all’altro nel corso della carriera lavorativa, potranno portare con sé il proprio piano di previdenza integrativa.  

Questo contesto ha portato la Commissione Europea a proporre un Regolamento che ha come fini principali:

  • La riduzione della frammentazione del mercato europeo della previdenza integrativa;
  • Favorire gli scambi intracomunitari;
  • Consentire ai fornitori economie di scala che, a fronte di un aumento dell’offerta, aiuteranno a ridurre i costi medi dei prodotti di previdenza integrativa;
  • Diversificare i rischi;
  • Aumentare le opportunità di investimento e rendita per il consumatore;
  • Stimolare l’innovazione;
  • Incentivare la concorrenza nella vendita dei prodotti di previdenza integrativa paneuropei;

Prevedere dei piani di informazione che consentano ai consumatori di fare scelte consapevoli.

Pepp: la pensione del futuro per i lavoratori del futuro?

Con i Pepp si vuole creare un “marchio di fabbrica” conosciuto nel mondo. Un prodotto all’avanguardia, adatto a una popolazione in costante movimento e ai lavoratori del futuro che, come abbiamo visto nell’articolo Millenials e pensioni, sono proiettati verso la flessibilità nel mercato del lavoro. Per questo motivo i Pepp dovranno essere acquistabili online, in modo da essere facilmente accessibili a tutti.

Restano però le sfide, prima fra tutte quella rappresentata dal regime fiscale applicabile: gli Stati membri dovranno impegnarsi ad applicare in maniera comune le indicazioni date a livello europeo e armonizzare la disciplina anche con i prodotti nazionali.

“Serve il sostegno di tutti”, ha rimarcato il direttore Bassi, concludendo che siamo nella fase finale del negoziato e le premesse per un grande successo ci sono tutte.

 

Sondaggio in sala: il parere del pubblico sui Pepp

La seconda parte della conferenza ha visto coinvolto anche il pubblico, tramite un sondaggio interattivo, i cui risultati venivano mostrati e analizzati in diretta dai relatori.

Con la prima domanda è emerso che il 91% del pubblico è favorevole alla creazione di un mercato unico europeo in ambito previdenziale. Nello specifico, per il 65% dei presenti, l’aumento della concorrenza porterebbe un vantaggio ai risparmiatori e per il 26%, grazie ai Pepp, gli operatori potrebbero ampliare il proprio business in ambito previdenziale.

Anche in una prospettiva meramente italiana il 94% dei presenti ritiene che i Pepp saranno utili: per il 70% dei presenti un prodotto previdenziale europeo potrebbe rispondere a esigenze diverse rispetto ai prodotti di previdenza integrativa nazionali, soprattutto per quanto riguarda la richiesta di flessibilità per i lavoratori in costante movimento, e per il 24% potrebbero far fronte alle mancanze del sistema di previdenza complementare in Italia.   

Ma nello specifico, quali fattori dovrebbero caratterizzare i Pepp? Il pubblico ha risposto in modo variegato dando importanza in primo luogo ai vantaggi fiscali (28%), a seguire la portabilità del prodotto (22%) quasi alla pari dei costi di gestione limitati (21%), seguiti dalla possibilità di scegliere la forma di erogazione delle prestazioni (18%) e da ultimo la possibilità di ritirare tutto in forma di capitale (11%).

Secondo il 97% del pubblico il successo dei Pepp dipenderà in primo luogo dal vantaggio fiscale, che per il 49% del pubblico dovrà essere uguale in tutti gli Stati membri dell’UE, per il 22% dovrà essere almeno pari a quello dei prodotti nazionali, mentre per il 17% dovrà essere superiore rispetto ai vantaggi previsti a livello nazionale. Approfondendo il tema dei vantaggi fiscali, alla domanda specifica su cosa dovrebbe prevedere un regime fiscale di favore per i Pepp, il 33% del pubblico ha ritenuto necessaria una esenzione/agevolazione in fase di  erogazione della prestazione, il 30% ritiene utile prevedere un’esenzione sulla tassazione dei rendimenti, mentre il 19% auspica la presenza di incentivi all’ingresso e il 18% vorrebbe vedere applicate le stesse agevolazioni fiscali riconosciute ai prodotti previdenziali nazionali.

Dal sondaggio è emerso che i Pepp saranno vantaggiosi in primo luogo per i risparmiatori (38%) e per i c.d. “mobile workers” (36%), oltre che per l’asset manager (17%) e le assicurazioni (9%).

Una netta divisione di pensiero è emersa relativamente alla necessità di prevedere la garanzia di restituzione del capitale versato, indipendentemente dai risultati degli investimenti del fondo. Infatti il 52% dei presenti in sala ha risposto che sarà necessario prevedere una garanzia, mentre al contrario, per il 48% non è necessario prevedere la garanzia, ritenendo più importanti i rendimenti, i costi e una gestione personalizzata.

La domanda finale, quella più importante, ha voluto sondare quanti del pubblico sarebbero interessati a investire in un Pepp e il risultato è stato positivo: il 57% dei presenti in sala si è espresso in modo favorevole, mostrando un grande interesse per un prodotto di previdenza integrativa paneuropeo, mentre il 33% non si è ancora espresso in quanto non ci sono ancora sufficienti informazioni per potersi esprimere.

 

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