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Un lavoratore dipendente, oltre alla retribuzione, ha diritto all’accantonamento del TFR (trattamento di fine rapporto). Viene accumulato nel corso di tutti gli anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro, ma come si calcola il TFR? Che cosa può fare il lavoratore con il proprio?

Cos’è e come si calcola il TFR

Calcolare il TFR

Il TFR, noto anche come “liquidazione” o “buonuscita”, è la somma che spetta al lavoratore dipendente in caso di cessazione del rapporto di lavoro qualunque sia la causa.

Per ogni anno di servizio viene accantonata una parte della retribuzione nel seguente modo:

  • retribuzione annua lorda, costituita dalla somma di tutte le retribuzioni mensili aventi carattere continuativo (esclusi ad esempio i rimborso spese)
  • diviso per 13,5 (la media delle mensilità percepite tra tredicesima e quattordicesima)
  • sottratta l’aliquota contributiva dello 0,50%, una somma trattenuta in favore del FPLD (Fondo Pensione Lavoratori Dipendenti) sulla retribuzione imponibile ai fini previdenziali.

In genere il TFR è all’incirca pari al 6,91% della retribuzione annua.

Come si calcola il TFR: la rivalutazione

Il 31 dicembre di ogni anno il TFR accantonato in azienda viene rivalutato con l’applicazione di:

  • un tasso di rendimento pari all’1,5% – in misura fissa
  • e il 75% dell’aumento anno su anno dell’Indice Istat dei prezzi al consumo FOI (per le Famiglie di Operai e Impiegati)

Al 31 dicembre 2016 l’indice Istat era pari a 100,3 e nel 2017 è stato pari a 101,1. La rivalutazione del TFR al 31 dicembre 2017, quindi, si calcola come segue:

Come si calcola il TFR: l’imposta sostitutiva

Le rivalutazioni annuali sono poi soggette ad imposta sostitutiva sui redditi con aliquota del 17% che riduce l’importo del TFR. Il datore di lavoro la versa in acconto entro il 16 dicembre dell’anno in corso, mentre il saldo viene versato entro il 16 febbraio dell’anno successivo.

Per il 2017, il tasso netto di rivalutazione del TFR è stato pari a 1,7%.

 

Cosa può fare il dipendente con il proprio TFR

Destinazione TFR: le scelte possibili

Il dipendente ha diverse possibilità rispetto al TFR che va a maturare nel corso del rapporto di lavoro:

  • lasciarlo in azienda
  • conferirlo ad un fondo pensione
  • fino al 30 giugno 2018, era prevista la possibilità di farsi corrispondere il TFR in busta paga

TFR in azienda

Il lavoratore può scegliere, già all’atto dell’assunzione, di lasciare il TFR in azienda. Se quest’ultima ha più di 50 dipendenti, le quote di TFR, mese per mese, vengono versate dal datore di lavoro al Fondo di Tesoreria gestito dall’INPS con le stesse modalità e termini stabiliti per il versamento dei contributi previdenziali.

TFR al fondo pensione

Con la riforma del 2007 la regola principale, incentivata dallo Stato, è quella di conferire il TFR maturando alla previdenza complementare.

All’atto dell’assunzione il dipendente ha 6 mesi di tempo per esprimere la sua volontà sulla destinazione del TFR.

Tre sono le possibilità per un neo-assunto:

  • esprimere la volontà di lasciarlo in azienda, scelta sempre modificabile successivamente in favore della previdenza integrativa
  • scegliere il fondo pensione a cui destinarlo indicando al datore di lavoro i dettagli per il versamento
  • non fare alcuna scelta esplicita e far valere il silenzio-assenso per il quale si ha l’adesione tacita al fondo chiuso di riferimento in base al contratto collettivo o accordo aziendale che lo rappresenta.

In quest’ultimo caso di adesione tacita, il TFR viene conferito in automatico nel comparto garantito del fondo pensione chiuso di appartenenza, ma l’aderente può in qualsiasi momento non solo cambiare comparto, ma anche forma pensionistica, scegliendo liberamente il fondo pensione aperto o il piano individuale pensionistico – PIP in cui trasferire la posizione accumulata di TFR.

Se il lavoratore decide di aderire ad un fondo pensione chiuso per la sua previdenza integrativa il TFR va versato obbligatoriamente nel fondo pensione stesso, mentre aderendo ai fondi pensione aperti e ai PIP la scelta di versare il TFR in questi fondi è sempre volontaria.

TFR in busta paga

La legge di stabilità 2015 aveva introdotto la possibilità di richiedere la quota di TFR maturata mensilmente direttamente in busta paga come parte integrante della retribuzione. Si trattava di una possibilità rimasta in vigore, in via sperimentale, fino al 30 giugno 2018.

TFR nel fondo pensione è una scelta conveniente

Scegliere la previdenza complementare per il proprio TFR è una scelta vantaggiosa per diversi motivi. Fra tutti i più rilevanti sono senz’altro:

  • il risparmio fiscale
  • rendimenti tendenzialmente più elevati
  • una maggiore flessibilità.

Dalla tabella pubblicata nella relazione annuale della COVIP è possibile confrontare l’andamento dei rendimenti nei fondi pensione con quelli del TFR lasciato in azienda. Dai dati emerge come, versare il TFR in una forma pensionistica rende tendenzialmente di più.

FONTE: relazione annuale Covip per il  2017. Nella relazione annuale della Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione – COVIP 2018, questo dato viene confermato per la maggior parte delle tipologie di previdenza integrativa anche per l’anno 2017.

Approfondisci tutti i motivi per cui il TFR nel fondo pensione conviene

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