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Per i Millennials, la generazione dei nati tra gli anni ‘80 e 2000, il tema delle pensioni è, e sempre sarà, di primaria importanza. Sono infatti la generazione che più di tutte si scontrerà con gli effetti, a lungo termine, dei cambiamenti che si stanno attuando a livello globale in tema pensionistico e che devono dunque agire per tempo se vogliono tutelare il proprio futuro tenore di vita nel post lavoro.

Lo studio del Fondo Monetario Internazionale (giugno 2017), citato nell’articolo intitolato “Pension Shock” di Mauricio Soto, esperto economista, nella sezione Millennials at Work del magazine Finance & Development, indica che, per i Millennials, le pensioni non provvederanno più a garantire una sicurezza economica nella stessa misura in cui è stato per le generazioni precedenti. Soto chiarisce che, per garantirsi un futuro pensionistico adeguato, i 20enni di oggi devono iniziare a pensare da subito a risparmiare per la vecchiaia. Iniziando a risparmiare da giovani e continuando con costanza avranno a disposizione 40 anni di tempo per mettere da parte le somme necessarie a mantenere lo stile di vita desiderato anche da pensionati.

Le riforme pensionistiche introdotte negli ultimi anni sono state necessarie per far fronte al costo crescente del finanziamento della spesa pensionistica pubblica: nelle economie avanzate (paesi OCSE) è passata dal 4% del pil negli anni Settanta fino ad arrivare al 9% nel 2015 (in Italia secondo l’Istat è stata al 15% nel 2015). Si tratta di dati che riflettono l’andamento demografico della popolazione caratterizzato da un costante innalzamento dell’aspettativa di vita media.

Per fare fronte a questi trend molti Stati hanno dovuto da un lato innalzare l’età pensionabile e dall’altro ridurre l’importo dell’assegno pensionistico. Questi cambiamenti influiranno soprattutto sulle nuove generazioni, a partire da quella dei Millennials, che dovranno lavorare più a lungo e risparmiare di più.

Dalle proiezioni fatte dal Fondo Monetario Internazionale si stima che i nati tra il 1990 e il 2009 lavoreranno in media cinque anni in più rispetto ai pensionati di oggi e che, per garantirsi un tenore di vita adeguato per il post lavoro, dovranno risparmiare fin dall’inizio delle proprie carriere lavorative tra il 6 e il 7% del proprio reddito annuo. Questo risparmio consentirà di dimezzare il gap previdenziale, cioè la differenza tra pensione pubblica e ultimo reddito percepito da lavoratori e mantenere un tenore di vita adeguato anche negli anni di vecchiaia.

 

Fonte: IMF

Soto infine sottolinea che l’aumento dell’età pensionabile e dunque un prolungamento delle carriere lavorative avrà anche degli effetti positivi. Primo fra tutti, per la spesa pubblica e di conseguenza più risorse per lo Stato per offrire gli altri servizi. Inoltre, lavorare più a lungo aiuterà le persone a “mantenersi giovani” continuando a essere mentalmente e fisicamente più attivi.

 

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