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I PEPP – Pan European personal pension product innoveranno il mercato della previdenza integrativa così come ad oggi conosciuto e contribuiranno a dare una risposta al problema dell’invecchiamento demografico e delle conseguenti difficoltà, riscontrate da tutti gli Stati membri, a sostenere il primo pilastro, quello della pensione pubblica. A sostenerlo è Nicola Mango – Dipartimento del Tesoro del Mef, il cui intervento alla X edizione del Salone del Risparmio è stato riportato da Focus Risparmio.

Non si fermano infatti i lavori volti alla realizzazione di questo strumento di risparmio previdenziale europeo, il cui debutto è stato previsto per il 2020 e che secondo Mango si rivolgerà a una vasta fetta del mercato. Basti pensare che ad oggi, solo il 27% dei cittadini europei di età compresa tra i 25 e i 29 anni ha già sottoscritto un piano di previdenza complementare mentre il restante 73% risulta ancora scoperto. Inoltre, l’avvio dei PEPP, oltre a dare una copertura previdenziale integrativa agli aderenti, permetterà di spostare le risorse dagli statici conti correnti verso l’economia reale, dando dunque forza maggiore anche all’economia degli Stati membri.

Sono le compagnie assicurative, in qualità di gestori di oltre il 70% dei prodotti di previdenza complementare in UE, i soggetti più interessati dall’introduzione dei PEPP, a seguire poi le banche, i fondi pensione aziendali e professionali, le imprese di investimento e i gestori di patrimoni, che dovranno fare i conti con la portabilità e l’armonizzazione a livello europeo ai fini dell’introduzione dei PEPP.

Grazie alla portabilità dello strumento, gli aderenti che si trasferiranno in un altro Stato membro potranno scegliere se cambiare gestore, trasferendo la propria posizione e vedendosi applicata una commissione massima pari allo 0,5% del patrimonio trasferito, o se invece continuare a costruirsi una pensione di scorta proseguendo con i versamenti al prodotto dello Stato di origine.

L’obiettivo perseguito con i PEPP è quello di creare uno strumento di risparmio semplice, trasparente, flessibile, in grado di soddisfare le esigenze delle nuove figure professionali transfrontaliere e del nuovo mercato del lavoro. In questo, un valido alleato sarà rappresentato dal canale web, strumento principe per la distribuzione di questi prodotti innovativi.

I due nodi da risolvere: i costi e la fiscalità

 

Restano ancora da chiarire due questioni: i costi e la fiscalità. Per quanto riguarda i costi, secondo Rinaldi, Direttore centrale della Covip, per avere successo i PEPP dovranno prevedere l’applicazione di costi competitivi.

Mentre, per quanto riguarda la fiscalità, la speranza è quella di veder cambiare l’attuale modello italiano ETT (esenzione in fase di contribuzione – tassazione agevolata sui rendimenti – tassazione agevolata sulla prestazione finale), verso il più favorevole modello EET che prevede l’esenzione in fase di contribuzione, l’esenzione sui rendimenti ed esclusivamente un tassazione finale.

A tal proposito si è espresso anche il presidente della Covip – commissione di Vigilanza sui fondi pensione – Mario Padula che in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera ha sottolineato come, alla luce dell’introduzione dei PEPP, il problema del sistema fiscale ETT applicato in Italia andrebbe risolto al più presto. Lasciando le cose come stanno ci sarebbe il rischio di avvantaggiare i gestori degli stati in cui si applica il più favorevole sistema fiscale EET, che come visto prevede la tassazione esclusivamente nella fase finale, a discapito dei gestori italiani. E’ dunque necessario prevedere un’armonizzazione della disciplina fiscale tra i vari stati membri che, oltre a garantire pari opportunità ai gestori dei fondi pensione italiani agevolerebbe anche il risparmio non solo nell’ambito europeo ma anche degli aderenti del nostro Paese.

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