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Durante Linkiesta Festival, che si è tenuto al Teatro Franco Parenti di Milano venerdì 8 e sabato 9 novembre abbiamo intervistato Irene Tinagli, Presidente Commissione Affari Economici e Monetari del Parlamento europeo. Classe 1974, laureata in Economia delle Imprese e dell’Innovazione presso l’Università L. Bocconi, e la Carnegie Mellon University di Pittsburgh (Master of Science e Dottorato), a cui si è aggiunto il Programma in Global Leadership della Harvard University (Kennedy School of Government), si è ulteriormente specializzata negli anni conducendo numerosi studi e ricerche in tema di valorizzazione del capitale umano, innovazione e creatività. Ha lavorato come consulente per governi regionali e nazionali in Europa, nonché per la Commissione Europea e le Nazioni Unite e come advisor presso i Ministri per i Beni Culturali, dell’Istruzione e della Giustizia italiani.

Alla carriera accademica all’università di Madrid ha fatto seguito il suo percorso politico in Italia, fino alla candidatura al Parlamento Europeo nel maggio 2019, elezioni nelle quali è risultata la donna più votata del Nord-Italia.

Abbiamo chiesto, quindi, il suo parere sul ruolo della previdenza integrativa, specie per i giovani, e più in generale dell’educazione finanziaria come ineludibile punto di partenza.

Che ruolo giocano la politica e i media rispetto ai temi dell’educazione finanziaria e della cultura del risparmio?

 

Un ruolo importantissimo, noi oggi lo vediamo, la comunicazione e i media hanno un ruolo cruciale in quello che comunicano, nel sollecitare una consapevolezza nei cittadini. Purtroppo sul tema della previdenza il dibattito è incentrato su tematiche del secolo scorso. Ci si arrocca su vecchi temi, non si raccontano le evoluzioni tecnologiche, le nuove opportunità che ci sono e che dovremmo cogliere per dare un futuro alle nuove generazioni.

 

In un contesto che vedrà carriere sempre più discontinue e un sistema pensionistico pubblico in cui sarà difficile far quadrare i conti, pensi che la previdenza integrativa unita alla tecnologia possa “aiutare” le persone a costruire il proprio futuro?

 

Assolutamente sì. Penso che la previdenza integrativa sia uno strumento fondamentale per accompagnare le nuove carriere, le nuove generazioni, in un mondo del lavoro che sarà sempre più frammentato, con dei sistemi pubblici che per necessità di sostenibilità economica stanno transitando verso sistemi contributivi, quindi meno generosi in futuro. Quindi la previdenza integrativa potrebbe essere, come è già in tutti i paesi europei, un complemento fondamentale alla previdenza tradizionale.

Certamente se noi vogliamo costruire questo sistema, questi due blocchi, dobbiamo però creare un sistema di normativa di riferimento, fiscale che possa agevolare il percorso, oltre alla consapevolezza dei cittadini ovviamente. Però è un percorso che in altri paesi è già molto avanzato, noi invece stiamo facendo un po’ fatica, però sarebbe un grande aiuto soprattutto per le giovani generazioni.

 

 

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