Il neo eletto Presidente del Consiglio Mario Draghi, nel suo discorso al Senato, ha illustrato anche la sua posizione rispetto ad una riforma fiscale che intervenga sugli scaglioni IRPEF al fine di ridurre il prelievo, conservando al tempo stesso la progressività.

 Come riportato in un articolo del Corriere della Sera del 18 febbraio, l’idea è di replicare il modello vincente della Danimarca del 2008, con la formazione di una supercommissione di esperti che presenti un progetto per una riforma dell’IRPEF.  La stessa via fu percorsa anche in Italia negli anni Settanta, l’ultima grande riforma che portò proprio all’introduzione dell’IRPEF. 

Niente flat tax inoltre, ma un intervento complessivo che cambi radicalmente l’architettura del sistema anziché cambiare una singola tassa alla volta. Come riportato su Repubblica, nel suo discorso Draghi sottolinea come “un intervento complessivo rende anche più difficile che specifici gruppi di pressione riescano a spingere il governo ad adottare misure scritte per avvantaggiarli”.

 Semplificare e ridurre gradualmente il carico fiscale

L’obiettivo principale è quello di ridurre il prelievo fiscale, attenuando in particolare lo scalone in cui l’aliquota passa dal 27% al 38% dopo i 28.000 euro di reddito, come richiesto anche dall’Unione Europea.

Attuali scaglioni IRPEF:

Un altro obiettivo nel mirino di Draghi è quello di semplificare la struttura del prelievo, sulla quale sono intervenuti almeno 200 provvedimenti per l’introduzione di quasi 1000 interventi spot. A tal fine, un’azione di razionalizzazione potrebbe riguardare il gran numero di detrazioni, deduzioni e sgravi fiscali, per garantire una tassazione più equa. 

Molti i possibili esperti, già uditi da Draghi, che potrebbero formare la Commissione ma come specificato nell’articolo del Corriere,ancor prima il Presidente del Consiglio e il Ministro dell’economia Daniele Franco dovranno varare il nuovo Recovery plan e il Def (Documento di Economia e Finanza), per la precisione entro aprile

La manovra per il 2022, quindi, se implicherà anche una riforma fiscale necessiterà di maggiori stanziamenti rispetto a quelli attualmente previsti, al momento insufficienti per gli interventi sul fisco cui si mira con la supercommissione.

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