Dopo i lavoratori dipendenti e i lavoratori autonomi iscritti all’AGO è la volta dei liberi professionisti “ordinisti” iscritti ad una delle quindici casse previdenziali di categoria. Infatti, come previsto dal Decreto “Cura Italia”, Il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, ha adottato il Decreto che individua i criteri di attribuzione dell’indennità di 600 euro del “Fondo per il reddito di ultima istanza”.

Si tratta di una forma di sostegno al reddito per i lavoratori che a causa dell’emergenza epidemiologica hanno ridotto, sospeso o cessato la propria attività autonoma o libero-professionale.

Indennità 600 euro per liberi professionisti: a chi spetta?

Il decreto individua i requisiti per concedere l’indennità di 600 euro ai liberi professionisti secondo due fasce di reddito:

La prima riguarda chi nel corso del 2018 ha percepito un reddito annuo lordo non superiore a 35.000 euro. In questo caso, per richiedere l’indennità è sufficiente che l’attività professionale sia stata limitata a causa della situazione di emergenza.

Per i lavoratori che rientrano entro il secondo limite di reddito, ossia compreso tra 35.000 euro e 50.000 euro, per richiedere l’indennità è necessario che abbiano ridotto o sospeso l’attività professionale, cioè che ne sia derivata una riduzione di almeno il 33% del reddito (determinato secondo il principio di cassa: compensi/ricavi – spese sostenute) del primo trimestre 2020, rispetto al reddito dello stesso periodo nel 2019 o cessato l’attività, ossia chiuso la partita IVA nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 31 marzo 2020.

Domande per l’indennità a partire dal 1 aprile

La domanda per l’ottenimento dell’indennità può essere presentata a partire dal 1 aprile 2020 alla cassa di previdenza di categoria secondo lo schema predisposto in ciascuna di esse. L’istanza deve essere trasmessa inoltre entro il 30 aprile a pena di inammissibilità. Una volta selezionate le domande ammissibili, le indennità vengono erogate secondo un ordine cronologico che segue la data di presentazione delle stesse, direttamente sul conto corrente indicato dal lavoratore.

Altre misure di sostegno ai liberi professionisti

Come riportato in un articolo di lunedì 30 marzo del Sole 24 Ore, oltre all’indennità di 600 euro appena decretata, sono previste altre misure di sostegno per i liberi professionisti.

Una di queste, adottata da quasi tutte le quindici Casse previdenziali, è la sospensione del versamento dei contributi, anche se secondo estensioni temporali diverse, ad esempio fino al 30 giugno 2020 per l’ENPAP dei biologi o fino 30 settembre 2020 per la Cassa Forense degli avvocati, se non fino al 15 gennaio 2021 nel caso dell’ENPALA dei periti agrari e agrotecnici.

A sostegno della liquidità, messa a dura prova dall’emergenza, sono previste poi tutta una serie di convenzioni nell’ambito delle diverse Casse professionali per concedere ai lavoratori l’accesso a dei prestiti agevolati.

Moratoria per esposizioni bancarie e finanziarie anche per liberi professionisti

Il Decreto Cura Italia, all’articolo 56, ha previsto della misure di sostegno finanziario alle micro, piccole e medie imprese colpite dall’epidemia di COVID-19. A riguardo, con delle note esplicative, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha chiarito come siano ricompresi anche i lavoratori autonomi titolari di partita IVA nonché i liberi professionisti.

I lavoratori beneficiano quindi di una moratoria in relazione alle proprie esposizioni debitorie e finanziarie fino al 30 settembre 2020. Tramite una comunicazione, tra le misure previste, è possibile sospendere il pagamento delle rate del mutuo, di un finanziamento o  dei canoni di leasing che sono in scadenza prima del 30 settembre 2020, fino appunto alla medesima data, che poi saranno dilazionati in modo tale da non svantaggiare né il debitore né il creditore.

 

Si tratta delle prime importanti misure a sostegno di una categoria fortemente colpita dall’emergenza, alle quali ne seguiranno con molta probabilità delle altre, già allo studio del Governo nonché delle singole Casse Previdenziali.

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