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Lo scorso 13 febbraio l’Istat ha pubblicato un focus di approfondimento sulle condizioni di vita dei pensionati italiani secondo quanto rilevato negli anni 2016-2017 tramite l’archivio amministrativo Casellario centrale dei pensionati.

Ecco i dati principali:

Pensionati e reddito medio

Nel 2017 i pensionati risultano 16 milioni, – 0,14% rispetto al 2016 e – 4,61% rispetto al 2008, calo registrato per l’erogazione di pensioni di vecchiaia, anticipata, invalidità e ai superstiti, mentre lievemente in aumento risultano le pensioni sociali e di invalidità civile.

Da un punto di vista anagrafico gli over 80 nel 2017 costituiscono il 31,6% delle pensionate e il 21,1 % degli uomini, con un aumento in entrambi i casi di quasi 1 punto percentuale rispetto all’anno precedente.

Il reddito medio registrato è pari a 17.886 euro lordi all’anno. I valori netti, invece, considerando anche più trattamenti cumulati in capo ad un unico pensionato, sono pari a 14.567 euro, 1.215 euro in dodici mensilità.

A seconda della tipologia di pensione variano a loro volta i redditi medi, con valori più alti per chi la percepisce da lavoro e più bassi nel caso di trattamenti di reversibilità e invalidità.

Un dato molto importante è che il rischio di povertà, un valore percentuale che viene individuato rispetto ad una soglia minima di reddito che nel 2016 è pari a 9.748 euro, è più basso proprio tra le famiglie con pensionati anziché in quelle in cui non sono presenti. Infatti, anche se il reddito medio delle famiglie con pensionati è più basso, il rischio di povertà è comunque inferiore, confermando la tendenza di come la pensione costituisca una rete di protezione sociale anche per i familiari, persino in piena attività lavorativa.

Differenze di genere e geografiche

Sussistono ancora, anche se in lenta riduzione, delle differenze di genere, sia per quanto riguarda la tipologia di pensione percepita che il loro ammontare. Nel caso delle pensioni di vecchiaia risulta che gli uomini percepiscono in media quasi 8.000 euro in più rispetto alle donne. Le pensioni di reversibilità, invece, risultano nettamente superiori tra le donne, con l’86,5% dei trattamenti rispetto al 13,5% degli uomini.

Da un punto di vista geografico, il maggior numero di pensionati si registra nelle regioni del Nord Italia (46,9%), a seguire il Sud (31,1%) il Centro ( 19,5%) e infine i pensionati all’estero (2,5%). Per quest’ultimi gli importi medi sono decisamente i più bassi, con un valore pari a 4.209 euro non potendo godere di trattamenti assistenziali. Inoltre, sussiste ancora una differenza tra i redditi medi del Sud rispetto a quelli del Centro-Nord, pari quasi al 18% in meno.

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