Con un comunicato stampa del 19 maggio scorso la Covip (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione) ha aggiornato sull’andamento dei fondi pensione nel primo trimestre 2020, soprattutto alla luce dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Oltre alla sua attività di vigilanza ordinaria, in questi mesi la Commissione ha avviato un’apposita indagine su un campione di fondi pensione rappresentativo del settore per verificare in maniera ancora più diretta l’andamento della gestione e l’operatività a fronte dell’emergenza.

Come hanno attutito il colpo gli operatori del settore da un lato e gli aderenti dall’altro? 

Fondi pensione e aderenti: rapporto rafforzato grazie al canale digitale

Anche se l’indagine condotta dalla Covip sarà oggetto di ulteriori approfondimenti, dai primi riscontri è emerso che gli operatori del settore hanno saputo reagire con prontezza alla situazione di crisi, garantendo la  continuità operativa e soprattutto rafforzando il rapporto con gli aderenti proprio grazie al canale digitale. Come affermato dalla Commissione stessa, la situazione di difficoltà ha infatti fornito lo spunto positivo di andare ad incentivare l’interazione online con gli aderenti. In particolare, è stato possibile tenere aggiornati gli iscritti e tranquillizzarli in un momento di preoccupazione, specie sul fronte delle normali turbolenze sui mercati finanziari. In assenza della comunicazione digitale, ad esempio, non sarebbe stato possibile per i gestori consigliare tempestivamente le scelte più opportune in merito al proprio investimento, soprattutto a fronte dell’impulsività che spesso contraddistingue i risparmiatori in un momento di andamento negativo dei mercati.

Grazie al canale online, inoltre, è stato possibile andare incontro alle esigenze degli aderenti semplificando le modalità di contatto e di trasmissione delle richieste di prestazione, come le anticipazioni o il riscatto della posizione accumulata nel fondo pensione, inevitabilmente più frequenti in un momento di difficoltà nella propria vita personale e lavorativa. Questo dimostra ulteriormente come la previdenza integrativa sia una strumento di risparmio che protegge anche in caso di necessità e che la digitalizzazione del settore non fa altro che valorizzare questo aspetto.

 

Contribuzioni e richieste di prestazioni senza variazioni di rilievo

Anche gli aderenti hanno dimostrato di saper gestire la situazione di emergenza, evidentemente consapevoli delle potenzialità nonché della complessiva tenuta di uno strumento di lungo periodo come il fondo pensione. Dall’indagine quindi è emerso che non ci sono state interruzioni significative nella contribuzione, con una continuità rispetto ai dati registrati nello stesso periodo dell’anno precedente e, nonostante il momento di difficoltà, non si è verificato un incremento delle richieste di quanto accumulato nel fondo pensione, come ad esempio la richiesta di anticipazioni al 30% per qualsiasi necessità o il riscatto per perdita del lavoro o messa in cassa integrazione del lavoratore.

 

Aggiornamento su rendimenti e adesioni a marzo 2020

La Covip ha inoltre reso disponibili dati di maggiore dettaglio rispetto all’incremento delle adesioni alle diverse forme pensionistiche complementari e sui rendimenti medi registrati nel primo trimestre dell’anno.

Su quest’ultimo punto la Commissione precisa che a causa dell’emergenza epidemiologica l’andamento dei mercati ne ha inevitabilmente risentito, con rendimenti negativi più marcati, come di consueto, nei comparti a componente maggiormente azionaria. Nello stesso tempo, però, nonostante la situazione critica, il sistema ha mostrato una tenuta di fondo e i gestori hanno reso ancora più efficiente la gestione delle risorse degli aderenti, in una direzione di maggiore flessibilità e nell’ambito comunque degli stringenti limiti prudenziali imposti dalla normativa e dalla Covip stessa.

Più nel dettaglio, i rendimenti medi (al netto dei costi e della fiscalità) registrati al 30 marzo 2020 sono stati:

  • per i fondi pensione chiusi pari al – 5,2% 
  • i fondi pensione aperti pari a – 7,5% 
  • per i PIP (escluse le gestione separate dei comparti garantiti) pari a -12,1%.

Si tratta di naturali oscillazioni di mercato da valutare in un’ottica di lungo periodo, grazie al quale vengono latamente compensante dai rendimenti positivi.

Infatti, prendendo in considerazione gli ultimi dieci anni, compreso il primo trimestre negativo del 2020 che verrà ulteriormente recuperato da una ripresa dei mercati, i fondi pensioni aperti  e i fondi pensione chiusi hanno registrato un rendimento medio annuo composto pari a + il 3%, i PIP ramo III pari al +2,4% e i PIP ramo I per i comparti garantiti pari a + 2,5%.

Questi dati vanno poi ulteriormente differenziati per comparti di investimento nonché per ciascun fondo pensione del mercato.

 

Infine, risultano in calo rispetto all’andamento nel corso del 2019 le nuove adesioni, che al 30 marzo 2020 sono aumentate del + 0,7% complessivo. Vanno meglio i fondi pensione aperti, con il + 1,2% dalla fine di dicembre 2019, rispetto ai PIP con il + 0,5% a ai fondi pensione chiusi con il + 1%. In questo modo il numero totale di aderenti alla previdenza integrativaraggiunge il numero di 9,185 milioni posizioni in essere.

 

Nonostante l’emergenza i fondi pensione hanno dimostrato di essere uno strumento di risparmio che attutisce le inevitabili oscillazioni di mercato, grazie ad una efficiente e prudente gestione delle risorse degli aderenti, e che in un momento di difficoltà possono costituire un’importante forma di protezione, questo a maggior ragione grazie al semplificazione e alla vicinanza che solo il canale digitale può offrire.

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