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Lo scopo principale della previdenza integrativa è quello di crearsi una pensione complementare integrando la propria pensione pubblica di base al fine di garantire un tenore di vita adeguato al termine della carriera lavorativa.

Ma non è l’unica finalità; infatti, grazie al risparmio accumulato in un fondo pensione integrativo è possibile anticipare il pensionamento accedendo alla RITA, la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata.

 

Anticipare la pensione con la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata

 

In queste ultime settimane la RITA, introdotta con la legge di Bilancio 2018, sta facendo parlare di sé.

Il Sole 24 ore e Corriere della Sera ne hanno fatto degli approfondimenti, per le sue grandi potenzialità ed i problemi di fondo che è chiamata a risolvere: primo fra tutti, l’aumento dell’età pensionabile. Questo è l’elemento che maggiormente ha contraddistinto le riforme pensionistiche a sostegno del sistema previdenziale degli ultimi vent’anni. Il fatto che si possa andare in pensione in età sempre più avanzata rispetto al passato è un fattore rilevante non solo per il lavoratore stesso, ma anche per le aziende.

A rilevarlo è un recente articolo del Sole 24 ore che sottolinea come il conseguente invecchiamento della forza lavoro, insieme ad un disallineamento con le competenze professionali richieste dal mercato, siano alcune delle sfide cui le aziende italiane devono far fronte cercando di ridurne gli impatti negativi in termini di minore produttività aziendale.

Andare in pensione: rimedi all’aumento dell’età pensionabile

 

Le stesse riforme pensionistiche, però, hanno inserito dei “rimedi” all’aumento dell’età pensionabile, offrendo delle vie di accesso anticipato al pensionamento.

Tra queste, lo stesso articolo distingue opportunamente tra misure utilizzabili dalle società nel “breve termine” ed altre utili nel “medio-lungo termine”. Tra le prime si inseriscono l’ape aziendale o l’isopensione, cioè misure che accompagnano nell’immediato il lavoratore ormai prossimo al pensionamento alla sua fuoriuscita dal mercato del lavoro.

 

Pensione anticipata: il ruolo della previdenza integrativa

 

Nel medio-lungo periodo, invece, un ruolo fondamentale sarà  svolto dalla previdenza integrativa, questo soprattutto a seguito dell’introduzione della RITA.

Si tratta di una “rendita ponte” tra la cessazione dell’attività lavorativa ed il pensionamento, cui l’aderente ad un fondo pensione può accedere entro il limite massimo di 5 anni prima dell’età pensionabile sotto forma di rendita godendo di una tassazione agevolata. Inoltre, in caso di inoccupazione per un periodo superiore a 24 mesi, il pensionamento può essere anticipato con la RITA fino ad un massimo dieci anni.

In questo caso il tempo è un fattore determinante perché prima il lavoratore si iscrive ad un fondo pensione, maggiore sarà il risparmio accumulato e la conseguente rendita anticipata ottenibile.

Avendo a disposizione un periodo medio-lungo per accumulare, poi, si ha il grande vantaggio di poter monitorare ed eventualmente correggere le scelte fatte al fine di ottenere dei risultati migliori.

Come viene sottolineato nell’articolo, un lungo periodo di partecipazione al fondo pensione, una contribuzione costante e la scelta di un comparto di investimento adeguato rappresentano variabili determinanti per il conseguimento di questa rendita. In particolare, l’obiettivo indicato dall’articolo è quello di verificare se a partire da un’età stimata intorno ai 62-64 anni, gli aderenti possano percepire una rendita dal fondo pensione pari al 60-80% dell’ultimo stipendio. Ma non solo, è importante che il lavoratore, una volta ricevuta la RITA, conservi una parte delle risorse accumulate nel fondo pensione per integrare nel tempo la pensione pubblica con una pensione integrativa.

In questo senso le Istituzioni e, soprattutto, le aziende ricoprono un ruolo strategico in quanto chiamate a svolgere un’attività di comunicazione mirata a supportare i lavoratori nelle decisioni a tutela del proprio futuro.

RITA: conviene?

 

Anche il Corriere della Sera, in occasione del Vademecum elaborato dalla Fondazione studi consulenti per il lavoro insieme con Mefop (società per lo sviluppo del Mercato dei Fondi Pensione) a seguito della Circolare emanata dalla Commissione di Vigilanza sui fondi pensione (Covip) sulla RITA, non manca di rilevarne la grande potenzialità. Questo non solo perché la RITA è fiscalmente agevolata al pari della pensione integrativa, ma anche perché più economica e flessibile rispetto ad un’altra via di accesso anticipato alla pensione, l’APE volontario, un prestito limitato ad un periodo di tempo di 3 anni e 7 mesi prima dal raggiungimento della pensione di vecchiaia e da restituire agli istituti finanziari per i 20 anni successivi.

Per godere al meglio della sua utilità, l’articolo del Corriere della Sera evidenzia la necessità di avere un “tesoretto” a disposizione. La RITA, infatti, non si affianca alla pensione pubblica come quella integrativa, ma deve essere una fonte di reddito per il tempo mancante al pensionamento.

Per chi non ha aderito alla previdenza integrativa e non ha accumulato per tempo le risorse necessarie, il Vademecum commentato nell’articolo propone una soluzione: quella di versare il TFR pregresso già maturato in azienda, per una buona base di partenza.

Pensione integrativa come rendita ponte?

 

L’articolo, infine, evidenzia come sia senz’altro auspicabile la crescita del sistema di previdenza integrativa, affinché i lavoratori possano contare in primis su una pensione integrativa e, se necessario, anche di questa preziosa “rendita ponte” verso la pensione.

Prima si fa, minore sarà lo sforzo per accumulare il proprio capitale e maggiori saranno le prestazioni previdenziali ricavabili dal risparmio nel fondo pensione.

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