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Investimenti sostenibili, che non guardino solo al ritorno immediato, e responsabili, che siano guidati dall’etica all’interno della visione strategica d’impresa: è questo il trend che hanno scelto di seguire molti fondi pensione per i propri investimenti.

Si tratta di strategie di investimento orientate al medio-lungo periodo che integrano l’analisi finanziaria con quella ambientale, sociale e di buon governo, al fine di creare valore non solo per l’investitore ma anche per la comunità nel suo complesso.

Pensione integrativa e criterio ESG: l’approccio sostenibile agli investimenti

Una delle forze delle odierne politiche di investimento è l’atteggiamento attivo sui temi della sostenibilità economica, sociale e ambientale.

Fino a qualche anno fa il perseguimento dei criteri di ESG (Environmental, Social and Governance, criterio che impone un approccio sostenibile degli investimenti) avveniva esclusivamente attraverso l’esclusione di determinate aziende o settori a rischio, come ad esempio quello legato al commercio delle armi

Attualmente il trend si è decisamente ampliato. Una politica ESG mette al primo posto la necessità di un uso razionale delle risorse, perseguito lungo tutto il processo di investimento senza dimenticare gli interessi degli investitori.

L’acronimo ESG opera su tre diversi livelli:

  • Ambientale (inquinamento, sprechi, deforestazione, smaltimento rifiuti)
  • Sociale (diritti umani, pari opportunità, condizioni di lavoro e salute)
  • Pratiche di governo societarie (controllo sui comportamenti dei vertici delle aziende e loro rispetto delle leggi, attenzione ai temi della corruzione e dell’evasione

Utilizzare l’approccio ESG significa evitare di rendersi complici di violazioni di diritti dei lavoratori e di creare danni all’ambiente e al territorio, escludendo dalle proprie iniziative settori compromessi. Nel valutare i propri investimenti non bisogna guardare alle sole performance finanziarie, perché se i maggiori profitti vengono generati calpestando i principi etici, il costo di queste scelte emergerà poi nel medio-lungo periodo.

Previdenza integrativa sostenibile: trend in crescita nel settore

La Mefop, società per lo sviluppo del mercato dei fondi pensione, ritiene che questo trend sia in costante crescita anche nel settore della previdenza complementare che attualmente gestisce un patrimonio di oltre 160 miliardi di euro a fronte di oltre otto milioni di iscritti. Nello specifico, nella ricerca “Le politiche di investimento sostenibile e responsabile degli investitori previdenziali terza edizione”, oltre a evidenziare un incremento dei piani che dichiarano di adottare già criteri ESG nelle proprie politiche di investimento, è emersa soprattutto una maggiore consapevolezza della rilevanza di questi criteri al fine di condurre una efficace gestione dei rischi.

La strada dell’investimento sostenibile è stata incentivata anche dalla Commissione Europea che ha di recente annunciato una proposta legislativa volta a includere anche i fattori di sostenibilità all’interno del processo decisionale legato agli investimenti.

Nell’ambito della previdenza integrativa questa scelta viene attualmente percorsa principalmente dai fondi pensione più grandi che possono contare su una maggiore disponibilità di budget e risorse, ma si stanno muovendo in questa direzione anche i gestori minori.

 

Sostenibilità, la protagonista del Salone del Risparmio

La grande opportunità per il sistema previdenziale italiano rappresentata dalla sostenibilità degli investimenti è stata oggetto di discussione anche nella prima giornata del Salone del Risparmio 2018 tenutosi a Milano lo scorso aprile.

Nel corso della conferenza organizzata da Assogestioni “La gestione dei fondi pensione e delle casse di previdenza tra sostenibilità e nuove tecnologie”, il presidente di Adepp (Associazione degli enti previdenziali privati) Alberto Oliveti, uno degli speaker dell’evento, ha evidenziato che bisogna sostenere i professionisti italiani facendo leva su investimenti in aree economiche che possano spronare lo sviluppo del Paese (settori dell’ecologia, sanità, conoscenza).

Proseguendo, Antonio Barbieri, responsabile ufficio consulenza e investimenti istituzionali di Arca Fondi SGR, ritiene che bisogna continuare a guardare alla massimizzazione dei rendimenti e lo si può fare anche attraverso nuove classi di investimento che prendano in considerazione i criteri ESG e che comprendano un’allocazione delle risorse in investimenti di lungo termine, illiquidi (non quotati sui mercati finanziari) e vincolati per almeno 5 anni. Questo assetto ben si concilierebbe con gli obiettivi a lungo termine della previdenza complementare.

Non bisogna snaturare gli investimenti dei fondi pensione, è questo il parere di Alberto D’Avenia, managing director e responsabile della business development per il sud Europa di Allianz Global Investors, che pone attenzione sul fatto che il criterio del best in class e dell’esclusione non preveda investimenti in settori controversi, ma esclusivamente investimenti in campioni di sostenibilità.

Previdenza integrativa: il valore in più per gli aderenti

In questa prospettiva, i fondi pensione dovranno affiancare alla tradizionale analisi dei rischi finanziari quelli legati all’ambiente e alla governance della società, pur non dimenticando l’importanza dei rendimenti visto il ruolo che la previdenza integrativa deve svolgere per il futuro di tutti i lavoratori.

Queste politiche innovative di gestione sostenibile delle risorse adottate dai fondi pensione rappresentano un surplus anche per gli aderenti che pongono sempre maggiore attenzione ad un futuro sostenibile. La pensione integrativa, oltre a garantire agli aderenti importanti vantaggi fiscali e una rendita che si aggiunge alla pensione pubblica, rappresenta anche un importante supporto all’economia sostenibile del nostro paese.

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