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I dibattiti sul tema pensionistico è sulla sostenibilità del sistema sono all’ordine del giorno, tuttavia, la maggior parte dei Paesi, ad oggi, non ha ancora trovato una soluzione efficace al problema demografico.

Qual è il modo corretto di affrontare, da un lato, il crescente l’allungamento dell’aspettativa di vita e, dall’altro, la progressiva diminuzione delle nascite?

A dare una risposta a questo quesito è stata la ricerca Melbourne Mercer Global Pension Index 2019 che quest’anno, oltre ad analizzare i sistemi pensionistici di ben 37 paesi,  ha indicato le caratteristiche che un sistema pensionistico ideale dovrebbe avere.

Sistema pensionistico ideale: come dovrebbe essere?

Il mensile Wall Street Italia ha analizzato la ricerca Mercer e ha stilato una vera e propria lista delle caratteristiche che un sistema pensionistico veramente efficiente dovrebbe avere: 

  • almeno il 70% della popolazione in età lavorativa deve aderire a piani pensionistici privati
  • deve esserci una generale trasparenza da parte dei fondi pensione sia verso gli aderenti che verso la comunità finanziaria
  • almeno il 70% dei “senior” rientranti nella fascia d’età 55-64 anni deve partecipare alla forza lavoro
  • il gap previdenziale e cioè la differenza tra l’importo della pensione pubblica e dell’ultimo reddito percepito da lavoratori non deve essere superiore al 35%
  • la pensione minima deve rappresentare una percentuale ragionevole rispetto allo stipendio medio percepito dalla popolazione attiva
  • almeno il 60% del risparmio previdenziale deve essere erogato sotto forma di rendita vitalizia

Per avere un sistema pensionistico efficiente è dunque necessario prevedere una coesistenza tra sistema pensionistico pubblico e privato in grado di coprire in modo adeguato i bisogni dei cittadini.

Come si pone il nostro Paese rispetto a queste indicazioni?

La classifica dei sistemi pensionistici migliori: vince il Nord Europa

I sistemi pensionistici, intesi come insieme di strumenti utili a garantire un’efficiente uscita dal mondo del lavoro, analizzati dal Melbourne Mercer Global Pension Index sono ben 37. Lo studio prende in oggetto tre macroaree:

  1. adeguatezza – livello delle prestazioni erogate rispetto alla media dei lavoratori
  2. sostenibilità – percentuale di partecipazione alla previdenza complementare, aspetti demografici e debito pubblico
  3. integrità – normativa e governance rispetto al rischio pensionistico e livello di fiducia dei cittadini verso il sistema del proprio paese.

Facendo la media ponderata di queste tre macro categorie si ottiene una classifica che ci indica quali dei 37 paesi riescono a garantire, meglio di altri, un livello di sicurezza finanziaria maggiore ai propri pensionati.

Al primo e secondo posto troviamo l’Olanda e la Danimarca con un punteggio totale pari a rispettivamente 81 e 80,3 punti. Seguono poi, a poca distanza, l’Australia (75,3), la Finlandia (73,6) e la Svezia (72,3) fino ad arrivare al ventisettesimo posto dell’Italia (52,2) il cui punteggio si pone al di sotto della media ponderata (59,3 punti).

Il sistema pensionistico italiano si conferma il peggiore per sostenibilità

Con il suo ventisettesimo posto il sistema pensionistico italiano si colloca nella seconda metà della classifica. Infatti, mentre in termini di adeguatezza (18° posto su 37) e integrità (20° posto su 37) riusciamo a mantenerci a metà classifica, per quanto riguarda la sfera della sostenibilità, l’Italia si posiziona anche quest’anno all’ultimo posto (19 punti rispetto ad una media di 50,4 punti). Questo punteggio si riferisce soprattutto alla capacità del sistema pensionistico di garantire gli attuali livelli di erogazione degli assegni pensionistici anche in futuro.

Come riportato da Wall Street Italia, secondo Marco Valerio Morelli, amministratore delegato di Mercer Italia, vista la scarsa adesione degli italiani a piani pensionistici privati, in futuro, l’adeguatezza delle pensioni potrebbe non essere più garantita. Secondo Morelli, la vera area di miglioramento per l’Italia deve essere ricercata in un approccio multi-pilastro al sistema pensionistico. Infatti, ad oggi, meno del 30% degli italiani ha aderito alla previdenza integrativa, resta dunque una bella fetta di cittadini ancora del tutto scoperta.

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