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L’inserto L’Economia del Corriere della Sera di lunedì scorso propone un articolo sull’opportunità di “regalare” una pensione di scorta ai bambini di oggi: genitori, nonni e parenti dovrebbero considerare di investire in un fondo pensione a nome del figlio o del nipote oltre a comprare i soliti corredi, giochi e passeggini.

Le prospettive di pensionamento per un neonato o per un bambino di 10 anni, tenuto conto di uno scenario ottimista dell’adeguamento dei calcoli alla speranza di vita, è infatti di 70 anni. Le incertezze sulla normativa previdenziale futura, poi, sono senz’altro un motivo in più per compiere questa scelta.

L’ampio tempo a disposizione e i benefici fiscali della previdenza integrativa permettono di accumulare un bel “tesoretto” per il futuro del bambino con un piccolo sforzo economico, anche con versamenti di 50 euro al mese.

Previdenza integrativa e finanza a confronto

L’articolo del Corriere della Sera prende in considerazione, oltre ai fondi pensione, anche altre tipologie di investimento: i Fondi comuni e gli Etf. Il punto di forza di questi piani puramente finanziari sembra essere quello di offrire dei buoni rendimenti se guardiamo alle statistiche dei rendimenti passati, anche se non sono necessariamente rappresentative dei rendimenti futuri. Inoltre, per ottenere tali rendimenti bisogna accettare rischi maggiori. Spesso i fondi comuni e gli Etf non hanno limiti geografici per gli investimenti e si indirizzano a mercati e asset rischiosi e “esotici”. Mancano, poi, per queste tipologie di investimento le grandi agevolazioni fiscali della previdenza integrativa, che assicurano un beneficio immediato per l’investitore: pagare meno tasse.

La previdenza integrativa, infatti, ha dalla sua il grande alleato della deducibilità dei contributi versati al fondo pensione dal reddito IRPEF, con conseguenti minori imposte da versare, oltre ad altri vantaggi fiscali.

L’unico punto debole considerato nell’articolo è il fatto che le risorse versate alla previdenza integrativa non possono essere richieste, per intero, quando lo si desidera. Ma non è del tutto vero, in realtà la previdenza integrativa presenta dei caratteri di flessibilità e di tutela notevoli per l’aderente:

  • possibilità di richiedere anticipazioni fino al 75% del capitale accumulato per spese sanitarie, acquisto o ristrutturazione della prima casa o del 30% per ogni altra esigenza
  • tutele in caso di perdita del lavoro, con possibilità di riscatto totale o del 50% della posizione maturata
  • protezione dei propri cari in caso di prematura scomparsa dell’aderente, con il riscatto di quanto accumulato da parte degli eredi e degli altri beneficiari. Inoltre, la pensione integrativa può essere resa reversibile
  • possibilità di anticipare il pensionamento fino a 10 anni con la RITA 
  • salvaguardia del patrimonio, che resta indenne da pignoramento e in caso di fallimento del gestore; le risorse degli aderenti sono protette e intoccabili
  • l’Autorità di vigilanza dei fondi pensione (Covip) controlla il rispetto della legge e la bontà degli investimenti nell’esclusivo interesse dei risparmiatori.

Se lo scopo è regalare una pensione di scorta il fatto che un figlio o un nipote non possa disporre di quanto risparmiato in modo illimitato raggiunge l’obiettivo in pieno.

100 euro al mese al fondo pensione per 20 anni fanno più di 33.000 euro di capitale accumulato

Nell’articolo viene proposta una simulazione che mette a confronto quanto si sarebbe ottenuto versando 100 euro mensili dal dicembre 1998 all’aprile 2018 in un fondo comune d’investimento e un fondo pensione aperto. Nelle linee azionarie di entrambi gli strumenti, a fronte di 23.300 euro di versamenti totali, il risultato è praticamente lo stesso. Viene accumulato un capitale di 33.388 euro  nel caso di fondo comune e di 33.673 euro nel caso del fondo pensione aperto. Solo investendo in un fondo pensione aperto, però, si ottiene un ulteriore risparmio fiscale totale di circa 9.120 euro, grazie alla deducibilità dei 1.200 euro annui versati a titolo di contributi pensionistici dal reddito dichiarato ai fini IRPEF ipoteticamente di 34.000 euro annui.

Pensione integrativa: il tempo consente di ottenere ottimi risultati e con poco

L’articolo propone due simulazioni, riferite a un genitore  con un reddito annuo lordo di 36.000 euro che iscrive al fondo pensione il figlio neonato, di 5 anni o di 10 anni. Trattandosi di persona fiscalmente a carico potrà avvalersi lui stesso della deducibilità fiscale dei contributi versati.

Nell’esempio proposto, versando 50 euro al mese, da oggi sino al compimento dei suoi 25 anni, questo è il contributo che apporta alla futura pensione integrativa del figlio e il beneficio fiscale di cui personalmente beneficerà:

Bastano 50 euro al mese per aggiungere 169 euro, 150 euro, o 129 euro alla rendita vitalizia mensile che otterrà continuando a risparmiare da solo nel fondo pensione. Il comparto di gestione consigliato è quello azionario, dato il lunghissimo orizzonte temporale a disposizione, perché gli investimenti in titoli azionari danno statisticamente risultati maggiori rispetto a quelli obbligazionari sul lungo periodo.

Facendo un altro esempio di contribuzione a favore del neonato vediamo che versando 250 euro al mese, la rendita pensionistica mensile può essere integrata di ben 843 euro.

La pensione integrativa è un ottimo strumento di risparmio per tutti, bambini compresi. Comporta grandi vantaggi fiscali per chi versa e nel caso di versamenti per periodi molto lunghi si possono ottenere degli ottimi risultati in termini di rendimento anche con piccole somme.

Sai che per esempio basta un aperitivo a settimana per una buona pensione di scorta?

Vuoi scoprire qual è il fondo pensione più adatto a te?

 

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