Si è chiusa da poco l’undicesima edizione del Salone del Risparmio 2021 – da oltre 10 anni il più importante evento italiano su risparmio e investimenti – incentrato quest’anno sul futuro prospettico di quest’industria, vista come acceleratore dei cambiamenti globali verso un’economia più sostenibile, inclusiva e responsabile

Il Salone del Risparmio permettere ai differenti player del mercato di condividere esperienze e nuove idee. Questa edizione speciale e dall’alto valore simbolico ha visto convolti,  per la prima volta anche da remoto, più di 17.000 i partecipanti nelle tre giornate, di cui oltre 8.000 collegati in streaming su FR|Vision; dando il via a una nuova stagione di eventi dell’industria

Gli interventi

Come sempre sono molti i nomi di prestigio che si sono alternati nei vari interventi, come ad esempio quello di Roberto Cingolani, Ministro della Transizione Ecologica, che ha sottolineato: “Siamo in uno stato di emergenza che richiede lo sforzo di tutti. Soprattutto una collaborazione sempre più forte tra pubblico e privato per affrontare la transizione ecologica”. 

Tema toccato anche da Stefano Mancuso – botanico, accademico e saggista italiano – che ha spiegato “Se pensiamo che abbiamo basato le nostre organizzazioni, la nostra tecnologia e il nostro intero modo di vivere su un’immagine del mondo rappresentativa soltanto dello 0,3% pianeta, ci dovrebbe risultare chiaro che ampliare la nostra visione al restante 99,7% potrebbe portarci dei vantaggi enormi”.

La previdenza complementare: uno strumento indispensabile

Anche quest’anno non poteva mancare il tema della previdenza complementare, nell’ambito della quale, con l’intervento di Lucia Anselmi, Direttore Generale COVIP,  sono stati presentati  gli sviluppi recenti e futuri della regolamentazione. Le riflessioni della Commissione di vigilanza, inoltre, hanno aperto il dibattito sull’importanza della pianificazione finanziaria e le soluzioni di investimento per la gestione del risparmio previdenziale, legate alle prospettive del mercato italiano.

Sfatando il luogo comune secondo cui in Italia si spenderebbe poco per le prestazioni sociali, secondo l’Ottavo Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale italiano a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali il nostro Paese si colloca ai vertici delle classifiche mondiali per quanto destinato al welfare rispetto all’intera spesa statale (56,08% nel 2019). A trascinare questa percentuale è soprattutto la spesa assistenziale a carico della fiscalità generale in continuo aumento (la spesa è passata dai 73 miliardi del 2008 agli attuali 114,27, con un tasso di crescita annuo superiore al 4%).

Tra questi temi è emerso come questi anni di pandemia hanno messo in luce ancora di più la necessità delle pensioni complementari, come integrazioni indispensabili per la pensione di vecchiaia e, più in generale, del sistema di protezione sociale del Paese. 

In particolare con i fondi europei in arrivo dedicati a ripresa e sviluppo per la transizione ecologica e digitale, considerando le risorse pubbliche disponibili sempre più esigue uniti all’enorme debito pubblico e al fattore demografico, la previdenza complementare diviene uno strumento indispensabile per i lavoratori italiani e anche un grande aiuto per lo sviluppo del Paese. 

Da una parte un contributo fondamentale per garantire il benessere sociale e un mantenimento del proprio tenore di vita con una rendita al momento della pensione e, dall’altra, un “ponte” in termini di occupazione e crescita da qui al 2035/40, quando grazie alla ripresa economica il tasso di disoccupazione dovrebbe attestarsi al 4%, con salari e redditi in aumento.

I giovani e il futuro dei fondi pensione

Ma proprio i più giovani, coloro che maggiormente dovrebbero preoccuparsi di questi temi, risultano tra gli ultimi nel panorama delle diverse categorie interessate a dotarsi di coperture integrative, così come anche i lavoratori delle piccole e medie imprese. 

Fra le possibili proposte emerse da questi 3 giorni di incontro del Salone del Risparmio 2021 per incentivare queste categorie e ridare un nuovo e necessario impulso ai fondi pensione e al welfare complementare sono una maggiore comunicazione sociale e sulla cultura previdenziale, una riforma fiscale che elimini la tassazione annuale e riporti all’11% (o anche meno) la fiscalità sui rendimenti insieme al ripristino del fondo garanzia per le PMI, incentivi per gli investimenti green e in economia reale domestica.

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