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Gli avvocati rientrano nella categoria dei liberi professionisti e devono versare i propri contributi ad un apposito istituto: la Cassa Forense. Che età e quanti anni di contributi deve avere un avvocato per andare in pensione? Come gli verrà calcolata la pensione?

Avvocato: quando va in pensione?

Il sistema previdenziale forense ha subito negli ultimi anni delle modifiche che hanno portato a un graduale aumento dei requisiti minimi per accedere alla pensione. Le soglie da raggiungere sono cambiate di anno in anno, ma quali sono nel 2018 le possibilità che ha un avvocato per andare in pensione?  

Innanzitutto, un avvocato ha tre vie alternative per accedere alla pensione:

1) Pensione di vecchiaia – bisogna aver raggiunto l’età anagrafica e l’anzianità contributiva richieste

2) Pensione di vecchiaia contributiva – permette di andare in pensione al raggiungimento dell’età anagrafica richiesta anche se con meno anni di contributi rispetto alla pensione di vecchiaia

3) Pensione di anzianità – da priorità all’anzianità contributiva raggiunta. Solo in questo caso l’accesso alla pensione è subordinato alla cancellazione dall’Albo Forense.

Vediamo nel dettaglio i requisiti di queste tre vie.

Pensione di vecchiaia per gli avvocati

A seguito del graduale aumento dei requisiti di accesso alla pensione, nel 2018 la pensione di vecchiaia si raggiunge se si hanno i seguenti due requisiti:

  • 68 anni di età compiuti, sia per gli uomini che per le donne
  • 33 anni di effettiva iscrizione all’albo degli avvocati e altrettanti anni di contribuzione alla Cassa Forense

Nel biennio 2019-2020 è previsto un ulteriore innalzamento dei requisiti e per ottenere la pensione di vecchiaia bisognerà aver raggiunto almeno i 69 anni di età e 34 di iscrizione e contribuzione.

Pensione di vecchiaia contributiva per gli avvocati

Questa via d’uscita alternativa è stata prevista per gli avvocati che, pur avendo maturato letà pensionabile, non hanno ancora raggiunto l’anzianità contributiva richiesta per la pensione di vecchiaia che attualmente prevede 33 anni di iscrizione all’Albo e contribuzione.

Possono richiedere la pensione di vecchiaia contributiva tutti gli iscritti alla Cassa Forense che:

  • hanno compiuto i 68 anni di età
  • hanno almeno 5 anni di effettiva iscrizione e contribuzione

Nel biennio 2019 – 2020 l’età pensionabile aumenterà a 69 anni.

Basteranno i contributi versati alla Cassa Forense per ottenere una buona pensione pubblica?

Pensione di anzianità per gli avvocati

La terza via è rappresentata dalla pensione di anzianità. Anche in questo caso i requisiti di accesso sono gradualmente aumentati e nel 2018 possono accedervi coloro che:

  • hanno compiuto i 61 anni di età
  • hanno maturato almeno 39 anni di effettiva iscrizione all’Albo degli avvocati  e di contribuzione alla Cassa Forense

Dal 2020 per poter accedere alla pensione di anzianità bisognerà avere almeno 62 anni di età e 40 anni di iscrizione e di contribuzione.

L’iscrizione alla Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense

Da febbraio 2013 la legge prevede per tutti gli iscritti agli Albi forensi la contemporanea e obbligatoria iscrizione alla Cassa Forense (ad eccezione dei praticanti avvocati) ed è a questa che gli avvocati devono versare i propri contributi.

Pensione per gli avvocati: quanto si versa?

Gli avvocati devono versare alla Cassa Forense i seguenti contributi:

  • Contributo soggettivo: rappresenta il 14,5% del reddito professionale dichiarato ai fini IRPEF (l’aliquota salirà al 15% nel 2021) fino a 98.050 euro. Nel 2018, a prescindere dall’aliquota, il contributo minimo soggettivo è di 2.815 euro. La parte di reddito superiore a 98.050 euro è soggetta al contributo di solidarietà pari al 3%.
  • Contributo integrativo: questa tipologia di contributo e rappresenta il 4% del volume di affari Iva dichiarato ed è ripetibile nei confronti del cliente. Anche qui era previsto un contributo minimo pari a 710 euro, ma è stato temporaneamente abrogato per gli anni che vanno dal 2018 al 2022.
  • Contributo soggettivo modulare: questa tipologia di contributo è volontaria. Gli iscritti alla Cassa possono decidere di versare il contributo soggettivo modulare per accumulare una quota aggiuntiva di pensione. Possono infatti destinare alla futura pensione una quota tra l’1% al 10% del reddito professionale netto dichiarato ai fini IRPEF con un massimale di 98.050 euro.

Contributo e indennità di maternità: tutti gli iscritti, infine, devono pagare un contributo destinato all’erogazione dell’indennità per le professioniste madri.

Per tutte le tipologie di contributi sono previste delle riduzioni a favore di coloro che si iscrivono all’Albo e iniziano l’attività forense prima di aver compiuto i 35 anni di età.

Ogni anno gli avvocati devono compilare un apposito modello al fine di comunicare alla Cassa Forense i propri dati reddituali e versare i propri contributi, che potranno essere pagati anche a rate.

Calcolatore pensione: a quanto ammonterà la pensione di un avvocato?

L’importo della pensione viene calcolata sulla base del reddito medio annuo dichiarato ai fini IRPEF nell’arco di tutto il periodo di iscrizione alla Cassa Forense con esclusione dei peggiori 5 anni.

Calcolare quale sarà l’importo di pensione pubblica erogato dalla Cassa Forense che spetterà all’avvocato una volta terminata l’attività forense è difficile, ma grazie al calcolatore pensione, selezionando la professione “Avvocato”, si può fare subito una stima che terrà conto delle regole specifiche previste dalla Cassa Forense.

Per colmare la differenza tra l’ultimo reddito percepito da lavoratori e la pensione pubblica i liberi professionisti devono pensare, sin dall’inizio della propria carriera, a tutelare il proprio futuro costruendosi una pensione di scorta. La pensione integrativa contribuisce a mantenere un tenore di vita adeguato anche una volta terminata l’attività.

Scopri quando e con quanto andrai in pensione

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