Siamo entrati nel secondo trimestre dell’anno ed è il momento ideale per rivedere la propria strategia fiscale senza ridursi all’ultimo minuto. Un consiglio utile per ottimizzare il vostro portafoglio: non aspettate dicembre per pensare alla deducibilità del fondo pensione. Iniziare a pianificare ora i versamenti per la previdenza complementare vi permetterà di sfruttare al massimo il vantaggio fiscale che quest’anno è stato innalzato a 5.300,00€, distribuendo l’impegno economico con serenità.
Infatti, contribuire per costruirsi una pensione integrativa non è solo utile ma facendolo si ottiene un vero è proprio “premio”: la deducibilità fiscale di quanto versato alla previdenza complementare fino a ben 5.300,00 euro all’anno. Dedurre dal reddito i contributi per la pensione integrativa significa risparmiare sulle imposte IRPEF ogni anno.
Previdenza Complementare: come ottimizzare la deducibilità fiscale nel 2026
Per beneficiare della deduzione fiscale del fondo pensione nella dichiarazione dei redditi del prossimo anno, è essenziale muoversi per tempo: i contributi devono essere versati entro il 31 dicembre 2026.
A chi si rivolge questa opportunità? Praticamente a tutti:
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A chi ha già un fondo pensione: per massimizzare la soglia di deducibilità.
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A chi non ha ancora aderito: per iniziare a costruire una rendita futura risparmiando subito sulle tasse.
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Lavoratori e non (compresi gli studenti): la previdenza integrativa è accessibile a chiunque.
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Genitori: che desiderano iscrivere un figlio come soggetto fiscalmente a carico.
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Pensionati: che intendono differire la rendita o investire il capitale.
Perché pensarci proprio ora, ad aprile?
Anche se mancano diversi mesi alla fine dell’anno, muoversi in anticipo è una scelta vincente per due motivi principali. In primo luogo, permette di pianificare i versamenti in modo graduale, senza pesare sul budget familiare a dicembre. In secondo luogo, proprio in questi mesi di compilazione del Modello 730/2026, è più facile rendersi conto di quanto i versamenti effettuati lo scorso anno stiano effettivamente abbattendo il vostro carico fiscale.
Ricordate: nella dichiarazione dei redditi che presenterete nel 2027, potrete dedurre dal reddito 2026 solo le somme versate entro l’anno solare. Sebbene i versamenti effettuati in ritardo non vadano persi, il beneficio fiscale slitterebbe inevitabilmente all’anno di imposta successivo, facendovi perdere il vantaggio immediato.
Come calcolare il risparmio fiscale: le aliquote IRPEF 2026
L’entità del beneficio fiscale derivante dalla previdenza integrativa non è fissa, ma dipende dal vostro reddito complessivo. La deduzione, infatti, agisce abbattendo l’imponibile a partire dall’aliquota marginale più alta applicata al vostro profilo.
Con il consolidamento della riforma fiscale, nel 2026 il sistema IRPEF si basa su tre scaglioni di reddito:
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23% per i redditi fino a 28.000 euro;
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33% per la fascia tra 28.000 e 50.000 euro;
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43% per i redditi oltre i 50.000 euro.
La tabella qui sotto riportata potrà esserti utile per capire come è stata modificata l’aliquota del secondo scaglione da quest’anno (2026):
Per esempio, a fronte di un reddito lordo di 55.000 euro vengono applicate tutte le aliquote IRPEF perché si ricade nell’ultimo scaglione dei redditi superiori ai 50.000 euro. Contribuendo nel corso dell’anno esattamente entro il limite di deducibilità di 5.300,00 euro, si ottiene quindi un risparmio di ben 2.279,00 euro, ossia il 43% di quanto versato.
Il limite vale a persona e può essere raggiunto ad esempio in più fondi pensione, nel caso si diversifichi il risparmio previdenziale, o se si contribuisce nel fondo pensione per un aderente fiscalmente a carico.
Qualche esempio di deducibilità fiscale
Ecco gli esempi di Alice, Davide, Fabio e Simona: per ciascuno di loro abbiamo ipotizzato età, professione, reddito lordo e l’importo dei contributi che versano nel fondo pensione in modo da calcolare il loro risparmio fiscale grazie alla deducibilità.
Alice, giovane giornalista fotoreporter che è appena entrata nel mondo del lavoro, ha deciso di costruirsi una pensione di scorta iniziando con dei piccoli versamenti in linea con le sue disponibilità. Versando 50 euro al mese riesce a risparmiare ben 150 euro all’anno di tasse.
Per Davide invece, impiegato 33enne, il risparmio fiscale è ancora maggiore: potendo contare su più risorse ha deciso di versare 1.500 euro all’anno alla previdenza integrativa, riuscendo a risparmiare ben 495 euro di tasse.
Fabio con la sua attività di programmatore informatico dovrebbe pagare ben 12.250 di imposte IRPEF sul reddito prodotto nel 2022, ma aderendo a un fondo pensione riesce a risparmiare ben 1.485 euro.
,Infine Simona, medico fisiatra specializzata con un reddito lordo di 60.000 euro, ha deciso, già da diversi anni, di costruirsi una sicurezza economica in più per il post lavoro aderendo alla previdenza integrativa. Questo le ha permesso di avere anche un grande risparmio fiscale ogni anno, ad esempio per il 2026 pagherà ben 2.150 euro di tasse in meno.
In tutti questi casi i versamenti al fondo pensione rientrano nel tetto annuale di deducibilità.
Sono poi previsti due casi particolari in cui il tetto di 5.300,00 euro può essere superato:
- lavoratori di prima occupazione: Per chi ha iniziato a lavorare dopo il 2007, la quota annua aggiuntiva (extradeducibilità) che può essere portata in deduzione nei venti anni successivi al quinto anno di partecipazione (per recuperare i versamenti non effettuati nei primi 5 anni) sale a 2.650 euro, con un limite totale annuo di 7.950 euro, fermo restando l’ammontare complessivo dei contributi deducibili nei primi cinque anni di partecipazione ma non effettivamente versati.
- conversione dei premi di risultato in contributi alla previdenza complementare nell’ambito di un piano di welfare aziendale: i premi di risultato versati nel fondo pensione sono deducibili perché non soggetti a IRPEF, al contrario del premio liquidato in busta paga, a prescindere dal superamento del tetto ordinario, entro il limite di 3.000 euro annui di premio convertito.
Deducibilità nel fondo pensione per il lavoratore di prima occupazione (post 2007)
Come detto, i lavoratori alla prima occupazione (post 2007) sono aiutati ulteriormente potendo dedurre i contributi versati nel fondo pensione fino a 7.950 euro annui. Questo bonus di 2.650,00 euro in più all’anno di deducibilità è pensato per un’ipotesi piuttosto comune, ossia di un lavoratore nei suoi primi anni di lavoro e con un possibilità economica che ancora non gli consente di versare 5.300,00 euro annui e di sfruttare appieno il beneficio fiscale. Quindi, nei primi cinque anni di partecipazione alla previdenza integrativa, la differenza tra quanto versato ogni anno e i 5.300,00 euro si “accumula” come bonus da sfruttare dal sesto anno di partecipazione e per i 20 anni successivi e nel limite annuo di 2.650 euro aggiuntivi ai 5.300,00 euro normalmente a disposizione. Si presume infatti che con il passare degli anni, nel corso della propria carriera lavorativa aumentino le possibilità economiche, che quindi consentono di versare contributi oltre il limite ordinario di deducibilità.
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La deducibilità fiscale per un pensionato iscritto al fondo pensione
Il beneficio fiscale della deducibilità può essere sfruttato anche da un pensionato iscritto al fondo pensione, dal momento che la pensione pubblica è soggetta ad IRPEF.
Infatti, un pensionato che ha già aderito ad un fondo pensione può decidere di continuare con la partecipazione nel fondo pensione oltre il pensionamento, rimandando a qualsiasi momento successivo l’erogazione della pensione integrativa.
Proseguendo con il suo risparmio nel fondo pensione, quanto versato accresce il capitale accumulato e sarà deducibile ogni anno sempre entro il limite di 5.300,00 euro.
Inoltre, un pensionato o comunque un lavoratore prossimo alla pensione può iscriversi alla previdenza integrativa se:
- non manca meno di un anno al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia (es. attuali 67 anni presso l’INPS)
- è un pensionato di vecchiaia ma sta svolgendo ancora un’attività da lavoro dipendente.
Nei casi del pensionato in via anticipata o di vecchiaia che può iscriversi al fondo pensione, potrà richiedere la prestazione a partire dal quinto anno di partecipazione, sfruttando nel frattempo il beneficio fiscale.
Il beneficio fiscale del fondo pensione di un figlio a carico
Un’altra casistica di risparmio fiscale grazie al fondo pensione è quello previsto per quanto versato in favore di un figlio fiscalmente a carico, anche se a metà con il coniuge.
Il genitore , quindi, potrà fare questo regalo prezioso per il futuro dei propri figli iscrivendo direttamente anche un minore al fondo pensione e nel frattempo ottenere il rimborso fiscale per i contributi versati nel limite complessivo di 5.300,00 euro, soglia prevista anche per eventuali contributi versati annualmente nel proprio fondo pensione.
Esempio 1:
Federico ha un proprio fondo pensione e nel 2026 versa 3.000 euro annui. Apre un fondo pensione anche per il figlio Andrea e versa 1.200 euro entro dicembre 2026. Il prossimo anno, a fronte di un reddito lordo di circa 33.000 euro, riceverà un rimborso IRPEF pari a 1.386 euro (il 33% di 4.200 euro).
Esempio 2:
Claudia nel 2026 ha versato 5.300,00 euro nel suo fondo pensione e altrettanti 5.300,00 euro nel fondo di sua figlia Anita. Potrà portare in deduzione quanto versato nel suo fondo pensione entro il limite prescritto, risparmiando più di 2.279,00 euro a fronte di un reddito di 57.000 euro.
Inoltre, dovrà dichiarare al fondo pensione di sua figlia i 5.300,00 euro come contributi non dedotti così saranno esenti in fase di erogazione della pensione integrativa
Perché saranno esenti fiscalmente? Ecco come funziona la detassazione dei contributi non dedotti.
La detassazione totale dei contributi versati nel fondo pensione
Oltre alla deducibilità dei contributi versati nel fondo pensione, c’è anche il vantaggio della detassazione totale della pensione integrativa per quanto non dedotto. Basta dichiarare al gestore del fondo pensione che un certo ammontare di contributi non è stato dedotto affinché ne tenga conto.
Vediamo come funziona questa esenzione fiscale finale.
La pensione integrativa, al momento dell’erogazione, è soggetta ad una ritenuta a titolo d’imposta con un’aliquota del 15%, decisamente agevolata rispetto a quelle IRPEF. Dopo quindici anni di partecipazione alla previdenza integrativa scende dello 0,30% ogni anno fino ad arrivare al 9%.
Ma su cosa si applica? La base imponibile della pensione integrativa non tiene conto:
- della parte dei rendimenti che sono stati già tassati (al 20% nel fondo pensione anziché al 26% come negli altri strumenti di risparmio)
- dei contributi che non sono stati dedotti.
Quanto versato e non dedotto, quindi, gode della detassazione totale al momento dell’erogazione.
I contributi potrebbero non essere dedotti per almeno tre motivi:
- si va oltre il limite di deducibilità, quindi l’eccedenza non viene dedotta
- non si possono dedurre i contributi perché integralmente soggetti alla tassazione agevolata del regime forfettario
- si sceglie di non dedurre i contributi preferendo per sé o per un figlio a carico la detassazione totale.
Se quindi si versano contributi nel corso del 2026 e non saranno dedotti nella dichiarazione dei redditi del prossimo anno basterà comunicarlo al proprio fondo pensione entro dicembre 2027.
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