Pensioni 2021: una “mini” riforma come preannunciato

Come preannunciato nei diversi tavoli tra governo e sindacati per le pensioni che si sono svolti nel corso 2020, quella per il 2021 rappresenta una “mini riforma” in attesa di quella decisiva a superamento di Quota 100, prevista fino al 31 dicembre 2021.

La legge di bilancio per il 2021 ha prorogato come previsto le due forme di pensionamento flessibile: opzione donna e l’ape sociale.

Proroga Opzione donna

Anche nel corso del 2021 le lavoratrici potranno andare in pensione con Opzione donna, ossia, una via anticipata di pensionamento rispetto ai requisiti ordinari a condizione di calcolare la pensione interamente con metodo contributivo anziché con quello misto (retributivo/contributivo). Essendo un metodo di calcolo meno generoso, la pensione risulterà inevitabilmente ridotta.

Le dipendenti potranno accedere all’età di 58 anni e le autonome all’età di 59 anni, in entrambi i casi con almeno 35 anni di contributi.

 

Proroga Ape sociale ma senza lavoratori fragili

Si estende fino al 31 dicembre 2021 anche l’Ape sociale, ossia una forma di pensionamento flessibile a carico dello Stato per assistere determinate categorie di lavoratori che versino in una delle quattro situazioni di bisogno previste: (1. disoccupazione, 2. assistenza a familiari, 3. disabilità, per le quali sono richiesti 30 anni di contributi e 4. lavori usuranti per i quali sono necessari invece 36 anni di contributi).

L’anticipo rispetto ai requisiti ordinari di pensionamento è a 63 anni d’età e con almeno 30/36 anni di contributi, a seconda dei casi, nel caso in cui sia cessata l’attività lavorativa.

L’ape sociale viene erogata fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia (attuali 67 anni).

Nessuna estensione, però, alla categoria dei lavoratori fragili, ossia quelle persone con gravi patologie che non comportino un’invalidità al 74% e che quindi, per il momento, restano escluse.

Lavoratori Precoci in pensione anche nel 2021 con 41 anni di contributi

Altra forma di pensionamento a tutela di categorie particolari di lavoratori che versino nelle condizioni di bisogno previste per l’Ape sociale è quello che richiede un unico requisito contributivo di 41 anni, a prescindere dall’età anagrafica.  Questa misura è specificatamente prevista per i cosiddetti lavoratori precoci, ossia che hanno lavorato per almeno un anno prima del raggiungimento dei 19 anni d’età.

 

In tutti questi casi di pensionamento anticipato l’assegno risulta inevitabilmente ridoddo dal momento che sono inferiori i contributi versati e  la speranza di vita è maggiore. Una forma di risparmio che non può mancare è la pensione integrativa così da poter integrare, come dice la parola stessa, la pensione pubblica. Il fondo pensione consente persino un pensionamento anticipato grazie alla R.I.T.A. (rendita integrativa temporanea anticipata) di ben 5 o 10 anni rispetto alla pensione di vecchiaia.

 

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