Come preannunciato, nel tavolo di ieri 16 settembre tra i sindacati e la Ministra del lavoro Nunzia Catalfo sono state prorogate di un anno le misure Opzione Donna e Ape sociale, quest’ultima però, secondo quanto riportato in un articolo del 16 settembre di Repubblica, verrebbe estesa ad una platea più ampia di lavoratori. Infatti, la proposta è di consentire, nel corso del 2021, un pensionamento anticipato a 63 anni e con 30 o 36 anni di contributi alle persone cosiddette fragili e a rischio Covid. Dal momento che tra le quattro categorie dell’Ape sociale rientrano le persone con un’invalidità al 74%, con questa estensione verrebbero incluse quelle persone che soffrono di patologie non altrettanto invalidanti ma che comunque le espongono maggiormente ad un rischio. Un altro obiettivo è quello di estendere l’Ape sociale anche ai lavoratori disoccupati e privi di Naspi.

Riforma pensioni: previsti altri quattro tavoli tecnici

Quello di ieri è stato un incontro che ha aperto la strada per discutere ancora su una riforma delle pensioni e per la quale sono previsti quattro tavoli tecnici nei prossimi giorni.

Il primo riguarderà maggiormente nel dettaglio Opzione donna, l’Ape sociale, lavoratori precoci e gli esodati, nell’ottica come detto di un’estensione della platea di beneficiari.

Il secondo, invece, riguarderà i contratti di solidarietà espansiva e la isopensione, con il fine di garantire un ricambio generazionale anche all’interno di aziende di minori dimensioni e non necessariamente con più di mille dipendenti. In particolare, come riportato su Repubblica, questa normativa andrebbe rivista proprio in chiave di staffetta generazionale, dove tramite un previo accordo sindacale, viene anticipata la pensione ai lavoratori più prossimi al pensionamento in cambio dell’assunzione dei giovani. Una misura che per esempio prevede 3 anni di anticipo incentivato di cui due pagati con la Naspi e l’ultimo dall’azienda potrebbe essere inclusa già nella prossima legge di bilancio.

Successivamente ci saranno dei tavoli tecnici sulla rivalutazione delle pensioni in essere e sulla previdenza integrativa.

Tavolo tecnico anche per la previdenza integrativa

Il terzo tavolo tecnico tra governo e sindacati riguarderà la previdenza integrativa e in particolare, come riportato sul Messaggero, la promozione delle adesioni ai fondi pensione. Si tratta di un pilastro fondamentale a tutela di qualsiasi categoria di lavoratore, dal momento che per tutti ci sarà, da un giorno ad un altro, una parte di reddito non coperta dalla pensione pubblica, che necessita quindi di un’integrazione. Per alcune categorie, l’adesione alla previdenza integrativa è particolarmente importante, come i giovani, interessati completamente dal metodo di calcolo contributivo della pensione e con carriere maggiormente discontinue rispetto al passato.

Il fondo pensione dovrebbe essere una scelta praticamente obbligata anche per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti, per i quali gap previdenziale tra pensione pubblica e ultimo reddito percepito è ancora più marcato rispetto alla categoria dei lavoratori dipendenti.

In un’ottica di pensionamento anticipato poi,  qualsiasi misura venga introdotta si traduce inevitabilmente in un assegno pensionistico più basso e in alcuni casi non mancano ulteriori penalizzazioni: basta pensare alla proposta avanzata per superare quota 100 di un pensionamento base a 62 anni ma con penalizzazioni anche del 3% per ogni anno di anticipo rispetto alla pensione a 67 anni d’età, nota come pensione di vecchiaia.

Ecco che anche in questo il risparmio attuato con la previdenza integrativa si rivela fondamentale, perché consente di anticipare il pensionamento con quanto accumulato nel fondo pensione.

Quando infatti mancano al massimo cinque anni alla pensione di vecchiaia e non si lavora più, è possibile richiedere una prestazione apposita al proprio fondo pensione, la R.I.T.A. (rendita integrativa temporanea anticipata). Grazie al capitale accumulato si può contare su di un reddito ponte fino alla pensione, senza alcuna penalizzazione. Se inoltre si è inoccupati da due anni, l’anticipo può essere anche di dieci anni.

 

In un sistema pensionistico sostenibile e a tutela dei lavoratori, con il primo pilastro pubblico deve necessariamente coesistere quello della previdenza integrativa, strumento di risparmio non a caso particolarmente tutelato e fiscalmente vantaggioso per chi decide di aderire.

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