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L’Istat ha pubblicato lo scorso 20 giugno il rapporto annuale per il 2019 che illustra la situazione macroeconomica e sociale del Paese, con particolare riguardo al quadro demografico italiano.

A fronte del notevole allungamento della durata della vita, sono stati approfonditi anche l’evoluzione della quotidianità nella fase anziana della vita. Altro elemento di analisi è quello del benessere soggettivo degli individui e dei fattori che maggiormente vi incidono.

Aspetti demografici principali: Italia seconda solo al Giappone per longevità

La fotografia demografica del Paese di oggi conferma le tendenze iniziate già negli anni Settanta, con un invecchiamento della popolazione a fronte di un allungamento notevole della sopravvivenza e un calo delle nascite. Si tratta di fenomeni indubbiamente rilevanti per valutare la sostenibilità del sistema, lo sviluppo economico del Paese e il benessere della società, soprattutto al fine di individuare le leve per creare nuove opportunità per il futuro.

In fatto di longevità della popolazione, a livello globale, l’Italia è seconda solo al Giappone, con un rapporto al 1 gennaio 2017 di 165 persone over 65 anni ogni 100 giovani under 15 anni, a fronte di 210 persone per il Giappone.

Fonte: Rapporto annuale ISTAT 2019

 

Al 1 gennaio 2019 la stima dell’indice di vecchiaia è in aumento, con un rapporto di 172,9 ultra 65enni per 100 individui sempre sotto i 15 anni e nel 2050 la quota di ultrasessantacinquenni sul totale della popolazione potrebbe aumentare dal 9% al 14% rispetto al valore del 2018 (22,6%).

In Italia, inoltre, si stima che ben il 3,6% della popolazione totale sia sopra gli 85 anni, di cui il 15,6% è tra gli over 65 anni e si detiene il record insieme alla Francia per ultracentenari. Questi dati non stupiscono a fronte di una vita media ipotizzata nel 2018 di 80,8 anni per gli uomini e di 85,2 anni le donne.

Se la vita si allunga, come viene vissuta questa fase della vita più avanzata e post lavorativa? Dal rapporto emerge che non solo continua ad espandersi l’orizzonte della vita degli anziani, ma aumentano gli anni vissuti attivamente e senza limitazioni.

Anziani a chi? L’aumento dell’orizzonte delle biografie

Dal rapporto annuale emerge un dato confortante. Si diventa anziani sempre più tardi e la vita è più attiva rispetto ad un tempo. Questo è a maggior ragione positivo se si considera la speranza di vita stimata a 65 anni: in media si può contare su ulteriori 19,3 anni per gli uomini e 22,4 anni per le donne, di cui rispettivamente ben 10 anni e 9,4 anni senza limitazioni nelle attività.

L’essere anziani dipende ormai dal proprio stile di vita quotidiana più che dall’età anagrafica e dal rapporto ISTAT emerge che le abitudini della popolazione over 65 siano migliorate, di pari passo con la salute. Il periodo preso in considerazione va dal 2008 al 2018 e risultano in aumento tutti quei comportamenti che denotano una vita attiva e salutare.

Fonte: Rapporto annuale ISTAT 2019

 

Nel tempo è aumentata la pratica di sport, la partecipazione ad attività culturali, come andare a teatro o al cinema e la partecipazione sociale, come essere iscritti ad associazioni e partiti politici. Inoltre, nella fascia d’età compresa tra i 65 e i 74 anni risulta che almeno il 12% delle persone ha effettuato almeno un’attività di formazione, formale o non formale, nei 12 mesi precedenti l’intervista, (+ 2% circa dal 2012)

Si tratta di una fase della vita importante, in cui si ha più tempo a disposizione per se stessi e per stare bene.

Nello stesso tempo, è un periodo in cui non si lavora più e l’entrata economica è rappresentata principalmente dalla pensione, sicuramente inferiore rispetto all’ultimo reddito. Diventa fondamentale poter contare in questi anni su risorse necessarie per condurre lo stile di vita desiderato.

 

Benessere soggettivo e soddisfazione degli italiani

Un approfondimento inserito nel rapporto annuale Istat è dedicato all’analisi del grado di benessere soggettivo degli italiani, inteso in generale come soddisfazione per la propria vita.

Agli intervistati viene chiesto di esprimere un punteggio da 0 (per niente soddisfatto) a 10 (molto soddisfatto) e sulla base dei dati raccolti nel 2017 su 26.500 individui tra 25 e 64 anni, 13.200 famiglie, dislocati tra 650 comuni italiani, è emerso che, nel complesso, ad incidere di più sul grado di benessere sono il titolo di studio e l’area geografica di appartenenza.

Fonte: Rapporto annuale ISTAT 2019

Infatti, ben il 45% degli intervistati del Nord si è dichiarato soddisfatto con punteggi da 8 a 10, contro il 32,6% del Mezzogiorno e raggiungono quasi il 50% i laureati rispetto a chi ha conseguito titoli di studi inferiori, che vanno dal 32% al 40%.

Questi punteggi complessivi sono stati espressi sulla base di indicatori a diversi livelli: individuale, familiare e territoriale.

Nella sfera individuale le variabili considerate sono il sesso, l’età (nelle diverse fasce 25-34, 35-44, 45-54, 55,64), la cittadinanza, il numero di componenti (se monocomponenti, famiglie con due o più persone), l’istruzione, la condizione professionale, la salute e la fiducia generalizzata nel prossimo.

Nella sfera familiare i fattori analizzati sono il benessere economico, tra cui se l’abitazione è o meno di proprietà, il grado di istruzione e il benessere economico degli altri componenti della famiglia e l’accessibilità ai servizi essenziali come scuola e farmacie.

Infine, la dimensione territoriale viene analizzata sulla base della tipologia di comune (con meno o più di 10.000 abitanti), del tasso di disoccupazione, del valore produttivo, della sicurezza, della qualità dei servizi e dell’ambiente, nelle due variabili della raccolta differenziata dei rifiuti e del consumo del suolo.

Non tutte le variabili incidono nella stessa misura e comunque in maniera diversa tra Nord, Centro e Mezzogiorno.

Fonte: Rapporto annuale ISTAT 2019

(La tabella riporta i risultati del modello logistico a effetti misti che mette in correlazione le risposte date da due individui appartenenti alla stessa famiglia o residenti nello stesso comune di famiglie diverse). 

Ad esempio, al Nord risultano importanti il contesto economico dinamico e la qualità dell’ambiente, al Centro il livello d’istruzione e nel Mezzogiorno contano di più gli aspetti legati alla sicurezza. Fattori che invece incidono indistintamente sul grado di soddisfazione per la vita sono essere in buona salute, avere un lavoro, vivere in una famiglia con più di due componenti e avere un atteggiamento di fiducia verso gli altri.

La vita si allunga sempre più e si è sempre più attivi, questa la fotografia demografica principale del Paese. Bisogna essere preparati a questa nuova fase della vita per viverla al meglio e con le risorse economiche necessarie. La soluzione mirata e accessibile a tutti c’è: la previdenza integrativa.

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