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Pensioni e crollo del Pil: meglio monitorare la propria pianificazione previdenziale

L’emergenza ancora in corso ha avuto delle ripercussioni non indifferenti sull’economia del Paese, con conseguentemente quello che viene definito un vero e proprio crollo del Pil, da cui neppure le pensioni risultano esenti. A parlarne un articolo de l’Economia del Corriere della Sera, dal titolo “Pensione, è ora di fare il tagliando”. In particolare, viene proposta un’interessante analisi di Progetica (società di consulenza indipendente) sulla necessità di ripensare a quella che sarà la futura pensione a fronte di questa crisi e quindi alla necessità di integrarla con un fondo pensione. La consapevolezza, infatti, che ci sarà un gap previdenziale tra reddito da lavoro e pensione pubblica è un punto di partenza ineludibile per costruirsi una pensione integrativa, ma, come suggerito da Andrea Carbone (partner di Progetica), la situazione necessita appunto di un “tagliando” non solo alla luce della normale evoluzione della carriera e delle esigenze di vita ma, ora più che mai, dei tagli ulteriori all’assegno pensionistico a causa di questa situazione.

Perché la crisi economica ha un effetto diretto sulle pensioni? Secondo il metodo contributivo, una componente fondamentale del calcolo pensionistico è proprio l’andamento medio del Pil degli ultimi 5 anni di riferimento, dal momento che è il tasso con cui vengono rivalutati ogni anno (al 31 dicembre) i contributi versati. A fronte, quindi, di questa crisi le pensioni non crescono. 

Le conseguenze saranno maggiormente avvertite, inoltre, da chi è più prossimo alla pensione, senza però risparmiare neppure i trentenni di oggi. 

Infatti, se l’Unione europea stima addirittura un taglio del 9,9% della pensioni a causa del crollo del Pil, secondo le simulazioni di Progetica per un lavoratore dipendente cinquantenne si stima comunque una diminuzione del 6%, arrivando al 7% nel caso di un lavoratore autonomo, mentre per un trentenne il taglio stimato è del 3%

Infine, ad influire ulteriormente sull’ammontare delle pensioni, con una diminuzione stimata dello 0,4%, ci sono anche i coefficienti di trasformazione del montante contributivo in rendita aggiornati per il biennio 2021-2022, meno generosi rispetto a quelli degli anni precedenti. 

La soluzione mirata per tutelare il futuro tenore di vita fortunatamente esiste da sempre ed è la previdenza complementare. Alla luce di pensioni pubbliche ancora più basse, però, anche la pianificazione previdenziale con il fondo pensione necessita di una rivalutazione.

Pensioni e integrazione per compensare la loro diminuzione

Le simulazioni di Progetica hanno stimato gli effetti del crollo del Pil 2020 e l’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione sull’ammontare delle pensioni per otto lavoratori, mettendo a confronto gli importi che avrebbero ottenuto senza questi due fattori. 

La differenza di assegno pensionistico raggiunge quasi i 100 euro mensili (- 6%) per un lavoratore dipendente di cinquant’anni e con un reddito netto mensile di 2.000 euro che va in pensione a 67 anni e 9 mesi. Nella stessa fascia di età e di reddito, per un lavoratore autonomo la pensione stimata, sempre a 67 anni e 9 mesi, si abbassa del 7%, con 86 euro al mese in meno. Non va molto meglio nel caso di un quarantenne e con un reddito di 1.500 euro mensili, con una riduzione di 66 euro mensili se lavoratore dipendente e di 50 euro mensili se lavoratore autonomo (in entrambi i casi -5%).

Su Economia – Il Corriere della Sera

Come detto, un impatto inferiore si registra per un lavoratore di trent’anni e con un reddito mensile netto di 1.000 euro, per il quale la riduzione è del 3% sia nel caso di lavoro dipendente che autonomo. Infine, anche se la differenza è del 2%, per un lavoratore dipendente di sessant’anni e con un reddito netto di 2.500 euro, a causa di questi due fattori la pensione diminuisce di 50 euro ogni mese. 

Per completezza, dal momento che la pensione di scorta serve proprio ad integrare la pensione pubblica, viene stimato anche il versamento aggiuntivo al fondo pensione necessario per compensare questo calo della pensione.

Nel caso del trentenne che aderisca ad una linea a rischio medio-alto sono necessari 8/9 euro al mese in più, per il quarantenne tra i 30 euro e i 40 euro mensili in più, fino ai 170 euro al mese per un sessantenne prossimo al pensionamento.

 

Anche se il tempo è un fattore molto importante per un risparmio previdenziale, queste simulazioni dimostrano ancora una volta come l’adesione ad un fondo pensione consenta di tutelare il proprio tenore di vita, potendo anche adattare la contribuzione strada facendo, senza che sia mai troppo tardi per farlo. 

 

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