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La previdenza complementare è uno strumento di risparmio di lungo periodo che permette di colmare il gap previdenziale, cioè la differenza tra pensione pubblica e ultimo reddito, grazie all’erogazione di una pensione integrativa. Questa si aggiunge alla pensione pubblica di base e permette di mantenere un tenore di vita adeguato anche da pensionati.

Il sistema pensionistico italiano si fonda su due pilastri, di cui il primo pilastro corrisponde alla pensione di base del regime pubblico obbligatorio, quello cioè gestito dalle casse professionali, dall’AGO, dalla Gestione Separata e dall’INPS. La previdenza complementare si affianca a questo primo pilastro e rappresenta il secondo pilastro del sistema pensionistico italiano. Questo secondo pilastro è nato con l’obiettivo di affiancare e integrare la pensione pubblica di base, che potrebbe non essere sufficiente a garantire lo stile di vita desiderato.

Previdenza complementare: come funziona?

L’adesione alla previdenza integrativa è sempre volontaria ed è aperta a tutti: lavoratori, soggetti fiscalmente a carico, persone inoccupate o studenti. E’ possibile aderire in forma individuale oppure in forma collettiva, se previsto dalla contrattazione collettiva della categoria lavorativa di appartenenza.

Gli aderenti alla previdenza complementare sono liberi di scegliere la frequenza e l’ammontare dei versamenti al fondo pensione. Inoltre, oltre o in aggiunta ai versamenti volontari, i dipendenti privati possono scegliere di destinare alla previdenza complementare il proprio TFR maturando.

Al momento dell’adesione gli aderenti alla previdenza complementare possono scegliere anche la linea di gestione (garantita, obbligazionaria, bilanciata o azionaria) più in linea con il proprio profilo. Tale scelta potrà poi essere modificata nel tempo così da restare sempre in linea con il proprio profilo. Quanto versato al fondo pensione viene investito nei mercati finanziari al fine di generare rendimenti.

Una volta raggiunti i requisiti di pensionamento nel proprio regime pubblico di appartenenza e dopo almeno cinque anni di partecipazione al fondo pensione è possibile richiedere l’erogazione della prestazione finale.

Previdenza complementare: tipologie di fondi pensione

Gli aderenti alla previdenza complementare possono scegliere tra diverse tipologie di strumenti. Infatti, a seconda della tipologia di adesione e del soggetto che li istituisce i fondi pensione si distinguono in tre categorie:

  • Piani Individuali Pensionistici – PIP: vengono istituiti dalle compagnie di assicurazione e ammettono esclusivamente l’adesione di tipo individuale. Si rivolgono a tutti, a prescindere dalla propria situazione lavorativa (ad. esempio anche ai soggetti fiscalmente a carico, studenti, bambini)
  • Fondi pensione aperti: vengono istituiti da banche, SGR – società di gestione del risparmio, SIM – società di gestione immobiliare e da assicurazioni. Può aderirvi chiunque, indipendentemente dalla propria situazione lavorativa e sono aperti sia alle adesioni individuali, che a quelle collettive
  • Fondi pensione chiusi o negoziali: vengono istituiti sulla base di accordi tra i datori di lavoro e le organizzazioni sindacali. Si rivolgono esclusivamente a specifiche categorie di lavoratori (ad esempio chimici, esercenti le professioni sanitarie, metalmeccanici) ed è possibile aderirvi solo in forma collettiva.

Previdenza complementare: forme di erogazione

Una volta raggiunti i requisiti per il pensionamento e dopo almeno 5 anni di partecipazione al fondo pensione l’aderente può richiedere l’erogazione di quanto accumulato nella propria posizione presso il fondo pensione.

Gli aderenti alla previdenza complementare possono scegliere tra diverse tipologie di erogazione:

  • fino al 50% in capitale e il restante in rendita
  • il 100% in capitale (solo se dalla conversione di almeno il 70% del montante accumulato nel fondo pensione si ottiene una rendita inferiore alla metà dell’assegno sociale INPS (458,00 euro nel 2019 per 13 mensilità)

Come viene calcolata la pensione integrativa? Per individuare l’ammontare della rendita è necessario trasformare il capitale accumulato presso la propria posizione utilizzando dei coefficienti di conversione. Questi tengono conto dell’andamento demografico della popolazione italiana, prendono in considerazione sia l’età dell’aderente che il suo sesso.  

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Previdenza complementare TFR

I lavoratori dipendenti privati hanno la possibilità di destinare alla previdenza complementare anche il proprio tfr – trattamento di fine rapporto maturando. Versare il tfr alla previdenza complementare conviene per diversi motivi:

  • la tassazione applicata in fase di erogazione sarà inferiore: il tfr lasciato in azienda viene tassato con un’aliquota IRPEF media degli ultimi cinque anni di lavoro (le aliquote IRPEF vanno da un minimo del 23%) mentre il tfr versato al fondo pensione viene tassato con un’aliquota che va da un massimo del 15% fino ad arrivare ad un minimo del 9%.
  • il tfr destinato alla previdenza complementare rende tendenzialmente di più rispetto alla normale rivalutazione del tfr lasciato in azienda (così come confermato anche dai dati pubblicati nella relazione annuale della Covip)
  • il tfr versato al fondo pensione è intoccabile sia da parte dei creditori del gestore del fondo che da quelli dell’aderente
  • rispetto alla richiesta di anticipazioni del tfr lasciato in azienda, se il tfr viene destinato alla previdenza complementare l’aderente ha più vie per accedere in anticipo alle somme accumulate e può richiedere l’anticipazione di percentuali maggiori.

Vantaggi fiscali della previdenza complementare

La previdenza complementare è una forma di risparmio incentivata dallo stato attraverso la previsione di numerosi vantaggi fiscali, con l’applicazione del sistema fiscale E-T-T. Questo prevede l’applicazione di un’esenzione in fase di contribuzione, grazie alla deducibilità dei contributi versati alla previdenza complementare e l’applicazione della tassazione agevolata sui rendimenti e sulla prestazione finale.

In particolare, gli aderenti possono portare in deduzione i contributi versati alla previdenza complementare fino a ben 5.164 euro all’anno. Come? Indicando i versamenti fatti alla previdenza complementare nel 730.

Anche la tassazione della prestazione finale è agevolata, essendo applicata la ritenuta a titolo d’imposta con un’aliquota massima pari al 15% che, dopo 15 anni di partecipazione al fondo pensione, diminuisce dello 0,30% per ogni ulteriore anno di partecipazione, fino ad arrivare ad un minimo del 9%

Previdenza complementare regime forfettario: come funziona?

Per coloro che sono soggetti al regime forfettario e aderiscono alla previdenza complementare si applica una disciplina lievemente diversa. Infatti, è possibile dedurre i versamenti fatti alla previdenza complementare, esclusivamente nel caso in cui, oltre al reddito da regime forfettario l’aderente è in possesso anche di altri redditi da dichiarare ai fini IRPEF in regime ordinario. Resta in ogni caso il limite di deducibilità pari a 5.164,57 euro annui.

Previdenza complementare migliore? Ecco come scegliere

Per individuare il prodotto di previdenza complementare migliore è necessario valutare diversi fattori, quali ad esempio i costi, i rendimenti, il patrimonio gestito dal fondo, la volatilità, tenendo conto delle proprie esigenze personali e professionali. Con propensione.it è finalmente possibile fare un check up pensionistico, individuare il prodotto di previdenza complementare più adatto ad ogni profilo e aderire direttamente on line.

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