La riforma delle pensioni rappresenta un tema già affrontato dal governo precedente con diversi tavoli di confronto con i sindacati ma che è stato di fatto rimandato. Con la legge di bilancio 2021, quindi, è stata varata solo una mini-riforma delle pensioni 2021, con la quale essenzialmente sono state prorogate l’Ape sociale e Opzione donna

Per il Paese, però, si tratta di un appuntamento dal quale l’attuale governo non può esimersi, se non altro per disciplinare il superamento della misura sperimentale Quota 100, che a partire dal 1 gennaio 2022 non sarà più in vigore. Ciò che tutte le parti in gioco vogliono evitare è, in particolare, il cosiddetto “scalone” di ben cinque anni che si verrebbe inevitabilmente a creare tra i requisiti richiesti fino a quel momento per Quota 100 e quelli per la successiva pensione di vecchiaia. Ferme, infatti, le altre via di accesso anticipato alla pensione previste però per alcune categorie di lavoratori, coloro che di fatto sarebbero potuti andare in pensione a 62 anni e con 38 anni di contributi dovranno attendere il compimento dei 67 anni di età richiesti per la pensione di vecchiaia.

Riforma pensioni: soluzioni possibili

Come riportato in un articolo dell’Economia del Corriere della Sera del 21 febbraio appena trascorso, Mario Draghi nel suo discorso alla Camera non ha fatto alcun riferimento alla riforma delle pensioni. Di fronte, però, al superamento certo di Quota 100 e allo stato attuale dei conti pubblici a causa dell’emergenza è un nodo che dovrà essere necessariamente sciolto nel corso di quest’anno.  

Tra le soluzioni prospettate in questi mesi per superare lo scalone c’è la possibile introduzione di una quota 102 con penalizzazioni per ogni anno di anticipo rispetto alla pensione di vecchiaia. Le ipotesi per il raggiungimento dei requisiti richiesti sono due:

  • età di 64 anni + 38 anni di contributi
  • una combinazione tra requisito anagrafico e contributivo che faccia sempre 102.

Si tratta, però, di una misura che trova l’opposizione delle parti sociali.

Se Draghi adottasse per le pensioni lo stesso approccio pensato per la riforma fiscale, allora anziché ad una misura mirata con nuove soglie di pensionamento e coefficienti di trasformazione, varerebbe una riforma complessiva, con il fine di introdurre forme di flessibilità nell’ambito delle regole contributive della riforma Fornero.  La visione di Draghi sulle pensioni, infatti, mira prima di tutto alla sostenibilità ed equità del sistema.

Come affermato dal Corriere, però, si tratta di un piano forse troppo ambizioso per le variegate posizioni sul tema della super maggioranza.

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