Quanto è sviluppata e come funziona la previdenza integrativa in ambito internazionale? Esistono dei prodotti pensionistici privati validi e sottoscrivibili su tutto il territorio europeo?

Quanto al primo quesito, prendendo in considerazione i Paesi dell’area OCSE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), come riportato dall’ultima relazione annuale della Covip, alla fine del 2019 il patrimonio complessivo gestito dai fondi pensione ammonta a 32.000 miliardi di dollari. Il 90% di queste attività è concentrato in sette Paesi su trentasette: Paesi Bassi (191,4% del PIL), Islanda (167,6% del PIL), Svizzera (141,1% del PIL), Australia (132,0% del PIL), Regno Unito (123,3% del PIL), Canada (89,1% del PIL), Stati Uniti (87,5%).

Fonte: relazione annuale Covip per il 2019

 

A fronte di una media dell’area OCSE pari al 60,1%, in Italia il patrimonio complessivo gestito nell’ambito del sistema di previdenza integrativa alla fine del 2019 costituiva l’8,4% del PIL, +0,8% rispetto al 2018. Quella italiana è una situazione in linea con altri paesi, come la Spagna, il Belgio o la Germania, mentre in altri il mercato è molto sottosviluppato, come per esempio in Francia (0,8% del PIL), dal momento che il risparmio pensionistico è largamente indirizzato ad altre forme finanziarie private.

Come mai questa eterogeneità all’interno anche della stessa Europa? 

Il fattore più determinante è il peso del primo pilastro e il conseguente spazio del secondo pilastro integrativo. Quest’ultimo, infatti, risulta molto utilizzato laddove il sistema pensionistico pubblico svolge un ruolo limitato e i contributi che devono pagare i lavoratori e i datori di lavoro per la pensione di base sono inferiori. Altro fattore determinante è rappresentato dalle modalità di adesione: a differenza dell’Italia, in cui l’adesione al fondo pensione integrativo è sempre volontaria, in altri Paesi OCSE è previsto a livello aziendale (es. Canada, Stati Uniti, Regno Unito) o settoriale (Paesi Bassi) un meccanismo di iscrizione obbligatoria ad un determinato fondo pensione chiuso di categoria. In alcuni Stati ci si è spinti fino a prevedere una forma di adesione automatica anche a livello territoriale coinvolgendo l’intero Paese. Rientrano in questa casistica il Regno Unito, la Turchia e la Nuova Zelanda.

Venendo al secondo quesito, nel 2017 la Commissione europea ha proposto l’introduzione dei PEPP (Pan European personal pension product) proprio con lo scopo di introdurre un prodotto pensionistico individuale operativo sull’intero territorio UE.

PEPP: a che punto siamo?

Il 2019 è stato un anno importante per l’avanzamento dei PEPP, il prodotto pensionistico individuale pan-europeo la cui introduzione ha lo scopo di affiancarsi ai prodotti pensionistici individuali oggi presenti sul mercato a livello nazionale, contribuendo a canalizzare maggiormente il risparmio previdenziale delle famiglie nel lungo periodo e dotato di portabilità per tutto il territorio europeo. In Particolare, dopo un lungo iter avuto inizio nel 2017, il 25 luglio 2019 è stato approvato il regolamento sui PEPP quale normativa di primo livello (Regolamento UE 2019/1238 del Parlamento europeo e del Consiglio).

Vista, però, l’eterogeneità del mercato e delle legislazioni nazionali, molti aspetti pratici di funzionamento sono demandati alla regolamentazione di secondo livello, che quindi spetta alla Commissione europea sulla base di testi elaborati dall’EIOPA (Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali) che vanno trasmessi alla Commissione entro il prossimo 15 agosto. Le norme da adottare hanno in particolare ad oggetto:

  • il documento informativo per gli aderenti potenziali (PEPP Key Information Document – PEPP KID) e la comunicazione annuale per gli iscritti (PEPP Benefit Statement – PEPP BS)
  • la definizione delle voci di costo da includere nel limite (Cost Cap) previsto per il Basic PEPP
  • l’opzione standard di investimento
  • le caratteristiche delle tecniche di mitigazione dei rischi da applicare alla gestione di tutti i PEPP e in particolare del Basic PEPP (per il quale è prevista la garanzia ovvero almeno la protezione del capitale)
  •  i cosiddetti “poteri di intervento sul prodotto” da attribuire all’EIOPA relativamente ai PEPP
  • le segnalazioni di vigilanza armonizzate relative ai PEPP (aggiuntive rispetto a quelle di settore previste a livello nazionale)
  • lo scambio di informazioni tra autorità nazionali competenti ed EIOPA in materia di PEPP.

 

Come arrivare a questo? Oltre ad un gruppo di lavoro apposito e ad un panel di esperti, a novembre 2019 e a febbraio 2020 l’EIOPA ha aperto delle pubbliche consultazioni per permettere di avanzare delle osservazioni e proposte, cui la Covip ha partecipato attivamente, dando un contributo con particolare riguardo ai costi ed altre tematiche rilevanti.

Fonte: elaborazione propensione.it da dati relazione annuale Covip 

 

Una volta pubblicati  i testi della Commissione europea nella Gazzetta Ufficiale dell’UE, la complessiva regolamentazione sui PEPP sarà applicabile decorsi 12 mesi. Di conseguenza, secondo quanto detto anche dal Presidente della Covip in occasione della presentazione di una ricerca condotta dell’ANIA sul risparmio previdenziale degli europei, i PEPP dovrebbero essere operativi nei primi mesi del 2022.

Il regime fiscale dei PEPP: un’occasione anche per fondi pensione italiani?

Un nodo che sin dall’inizio è stato particolarmente dibattuto riguarda il regime fiscale da prevedere per i PEPP a fronte di quelli applicati al livello nazionale. Secondo le raccomandazioni della Commissione europea, un punto fermo è che questo debba essere analogo a quello previsto per i prodotti previdenziali di tipo individuale.

Cosa potrebbe comportare questo per l’Italia?

Come affermato dalla stessa Covip, l’introduzione dei PEPP potrebbe essere l’occasione per rendere il regime fiscale della previdenza integrativa ancora più agevolato rispetto a quello attuale, eliminando la tassazione annuale dei rendimenti al 20% (o 12,5% per titoli di stato) che per quanto sia agevolata per i fondi pensione rispetto ad altri strumenti di investimento (per i quali è al 26%), in altri Paesi europei non è prevista.

In particolare, esistono diversi modelli di agevolazione fiscale per la previdenza integrativa: per ciascuna delle tre fasi, contribuzione, accumulo ed erogazione della pensione integrativa in questo ordine, viene indicata, quando prevista, l’esenzione fiscale (la lettera E) o la tassazione (la lettera T).

Ecco quindi la fotografia dei regimi previsti non solo a livello europeo ma a livello di Paesi OECD (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ed extra OECD:

In Italia vige il sistema E-T-TEsenzione dei contributi versati al fondo pensione (ossia deducibilità dei contributi versati fino a ben 5.164,57 euro annui anche a favore dei contributi versati per un soggetto fiscalmente a carico), Tassazione sui rendimenti ottenuti in fase di accumulo e Tassazione sulla prestazione pensionistica in fase di erogazione, entrambe tassazioni con aliquote agevolate.

Ecco, quindi, che grazie ai PEPP il regime fiscale italiano potrebbe divenire E-E-T e garantire ancora più benefici agli aderenti.

 

Non mancano comunque tutti gli incentivi per aderire ad un fondo pensione che, oltre ai benefici fiscali, accordano agli aderenti un grado di protezione molto elevato, sia per in termini di risparmio previdenziale (patrimonio intoccabile, investimenti strettamente vigilati ecc.) che di tutela lungo il percorso di vita per l’aderente (flessibilità in uscita, riscatto/reversibilità persone care, pensione anticipata ecc.).

propensione.it è a tua disposizione per scoprire qual è il fondo pensione per te

Consulenza gratuita e adesione online senza alcun costo aggiuntivo!

(Visited 59 times, 1 visits today)