Previdenza integrativa: risultati 2020 nella relazione Covip

Lunedì 14 giugno 2021 la Covip (Commissione di Vigilanza sui fondi pensione) ha presentato la relazione annuale sull’attività svolta nel corso del 2020 e sui principali risultati ottenuti dalle forme di previdenza integrativa.

Nonostante la situazione emergenziale, il sistema si è confermato solido, reagendo tempestivamente anche da un punto di vista organizzativo, così da poter assicurare l’assistenza agli iscritti grazie al rafforzamento del canale digitale e telematico. Anche l’impatto sulla raccolta dei contributi è stato piuttosto limitato, con un leggero calo registrato solo nel secondo trimestre del 2020, nel pieno quindi dell’emergenza. Grazie alla ripresa dei mercati, inoltre, si sono registrati rendimenti positivi e superiori alla rivalutazione del TFR.

146 tra fondi pensione aperti, chiusi e PIP e 8,4 milioni di iscritti

Il numero delle forme pensionistiche integrative presenti sul mercato al 31 dicembre 2020 si conferma in continuità con l’anno precedente, contando in particolare:

  • 42 fondi pensione aperti (+1 rispetto al 2019), con un totale di 1,627 milioni di iscritti (+4,19% dal 2019)
  • 71 piani individuali pensionistici – PIP (+1), con un totale di 3,510 milioni di iscritti (+2,7%)
  • 33 fondi pensione negoziali (=) , con un totale di 2,948 milioni di iscritti (+3,2%

Considerando anche i fondi pensione preesistenti, che scendono a 226 forme pensionistiche, gli iscritti alla previdenza integrativa hanno raggiunto un totale di 8,4 milioni, con un incremento del +2,2% rispetto al 2019.  

ll tasso di partecipazione alla previdenza integrativa rispetto alla forza lavoro, da intendersi come persone occupate o in cerca di lavoro con età maggiore o uguale a 15 anni e che conta un totale di circa a 25,214 milioni di persone, raggiunge il 33% (+1,6% dal 2019).

Fonte dati: relazione annuale Covip 2020.

La composizione del mercato di previdenza integrativa

Il patrimonio gestito totale ha raggiunto i 198 miliardi, con una crescita del 6,7% rispetto al 2019. I fondi pensione preesistenti e quelli chiusi rappresentano circa i ⅔ del mercato, rispettivamente con 73,1 e i 60,3 miliardi di euro, mentre il restante ⅓ è gestito dai fondi pensione aperti, con 25,3 miliardi e dai PIP, con 39 miliardi.

Fonte dati: relazione annuale Covip 2020.

Quanto ai comparti di gestione, i fondi pensione aperti contano in totale 191 comparti, di cui 58 bilanciati, 40 azionari, 45 garantiti e 48 obbligazionari. I fondi pensione chiusi offrono 98 comparti, 15 azionari, 30 bilanciati, 21 obbligazionari e 32 garantiti. Per quanto riguarda i PIP, infine, le linee di investimento si distinguono a loro volta in gestioni di ramo I (gestioni separate), con cui viene offerto il comparto garantito e che rappresenta ben il 74,8% dell’offerta e le gestioni ramo III (unit-linked) con cui sono offerti i restanti comparti (25,2%).

 

Quali linee di investimento preferiscono gli aderenti?

Nel complesso le linee di investimento che contano il maggior numero di aderenti sono il comparto bilanciato e quello garantito, mentre l’azionario registra un picco tra i giovani under 30. Inoltre, coerentemente con l’orizzonte temporale a disposizione sono maggiormente diffusi comparti a profilo di rischio basso con l’avanzare dell’età e viceversa. 

Fonte: relazione annuale Covip 2020.

Distinguendo, invece, tra forme pensionistiche nei PIP è notevolmente diffuso il comparto garantito, in linea con l’offerta di mercato, mentre nei fondi pensione aperti si conferma la preferenza per quello bilanciato.

Quanto hanno reso in media i fondi pensione?

Fondi pensione: rendimenti positivi e superiori al TFR anche nel 2020

Nonostante le inevitabili turbolenze nei mercati finanziari nel secondo trimestre del 2020, si è registrata una fase di progressiva ripresa delle performance nelle diverse linee di investimento dei fondi pensione. I rendimenti aggregati, quindi, al netto dei costi di gestione e della fiscalità, sono stati in media positivi per tutte le forme pensionistiche complementari, con il +2,9% dei fondi pensione aperti, il +1,4% dei PIP ramo I (garantito), il +3,1% dei fondi pensione chiusi, fatta eccezione solo delle linee di ramo III (unit linked) dei PIP, con uno -0,2%. Si confermano inoltre superiori alla rivalutazione ordinaria del TFR, che nello stesso arco temporale è stata pari al +1,2%.

Fonte dati: relazione annuale Covip 2020.

Coerentemente con il lungo orizzonte temporale, valutando i rendimenti medi annui composti registrati negli ultimi dieci anni (tra il 31 dicembre 2010 e il 31 dicembre 2021) i rendimenti sono non solo positivi, ma dimostrano come grazie al tempo a disposizione si compensino pienamente le normali oscillazioni dei mercati, battendo anche in questo caso il TFR (+1,8% contro il +3,7% dei fondi pensione aperti, il +2,4% dei PIP ramo I, il +3,3% dei PIP ramo III e il + 3,6% dei fondi pensione chiusi).

Analizzando i rendimenti per singola tipologia di comparto, ecco le performance registrate in ciascuna forma pensionistica nel 2020 e sempre negli ultimi dieci anni:

Fonte dati: relazione annuale Covip 2020.

Fatta eccezione dei PIP, con un -1,3%, nel 2020 il comparto azionario è stato quello più performante, con il +3,9% dei fondi pensione aperti e il + 5,6% in quelli chiusi. Ha ottenuto rendimenti maggiori anche nel lungo periodo, registrando negli ultimi dieci un +5,4% nei fondi pensione aperti, +4,5% nei PIP e un +5,7% nei fondi pensione chiusi. 

Il comparto bilanciato ha ottenuto le performance maggiori nei fondi pensione aperti, che nel 2020 hanno registrato il +3,6% e negli ultimi dieci anni il +4,2%. Seguono i fondi pensione chiusi con un +3,3% nel 2020 e un +4,1% nel periodo 2010-2020 e i PIP rispettivamente con il +1% e il +2,6%.

Il comparto garantito, invece, ha ottenuto i rendimenti maggiori nei PIP, dove la gestione separata risulta più adatta a questa linea di investimento. Nel 2020, infatti, hanno registrato un +1,4% e negli ultimi dieci anni un +2,4%. Seguono il +1% nel 2020 e il +2% negli ultimi dieci anni dei fondi pensione chiusi e il +1,1% e il +1,7% dei fondi pensione aperti rispettivamente nel 2020 e negli ultimi dieci anni.

Una variabile essenziale proprio nel lungo periodo, che incide notevolmente sul risparmio previdenziale sono inoltre i costi.

Costi fondi pensione: l’indicatore sintetico dei costi per una scelta consapevole

Come sottolineato più volte dalla Covip, i costi applicati dal fondo pensione hanno un peso estremamente rilevante sul risparmio previdenziale e nel lungo periodo anche piccole differenze in termini percentuali producono impatti rilevanti su quanto accumulato e conseguentemente sulla prestazione finale. 

Proprio per verificare l’incidenza percentuale dei costi sostenuti annualmente da un iscritto sulla propria posizione individuale accumulata e poter confrontare i diversi fondi pensione presenti sul mercato, la Covip ha elaborato un apposito indicatore, detto ISC (indicatore sintetico dei costi), comune per tutte le tipologie di forme pensionistiche.

Di seguito gli ISC medi, minimi e massimi di fondi pensione aperti, dei PIP e dei fondi pensione chiusi per le quattro diverse durate previste (due, cinque, dieci e trentacinque anni).

Fonte: relazione annuale Covip 2020.

Fortunatamente il fondo pensione può essere cambiato dopo due anni di permanenza, e salvo perdita dei requisiti partecipativi al fondo pensione di categoria, richiedendo il trasferimento della posizione accumulata nel nuovo fondo pensione. A riguardo, i trasferimenti volontari, con esclusione quindi delle operazioni straordinarie, nel corso nel 2020 sono stati 38.000, lo 0,4% delle posizioni. 

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Chi ha scelto la previdenza integrativa? Uomini in maggioranza ed età media di 46,8 anni

Gli iscritti alla previdenza integrativa nel complesso sono per il 67,7% uomini e il 38,3% donne, ma questo dato è particolarmente influenzato dai fondi pensione chiusi, dove ben il 73% è rappresentato da uomini. Un gender gap minore si registra nei fondi pensione aperti, con un 41,4% di donne e nei PIP si raggiunge quasi un equilibrio tra i due sessi, con il 46,5% di donne.

Fonte dati: relazione annuale Covip 2020.

Per quanto riguarda l’età anagrafica degli aderenti, la percentuale di giovani iscritti alla previdenza integrativa è rimasta costante negli anni, con il 17,4% del totale under 35. La maggior parte degli aderenti resta concentrata nelle fasce di età centrali tra i 35 e i 54 anni, con il 51,6%, mentre gli over 55 rappresentano il 31%

Considerando il fatto che la previdenza integrativa può contare iscritti dagli 0 anni d’età agli over 65 anni, vista la sua flessibilità e la possibilità anche di iscrivere minori fiscalmente a carico, l’età media degli iscritti è di 46,8 anni, con una presenza di giovani under 19 soprattutto nei fondi pensione aperti (6,2%). 

Rispetto alla condizione professionale, i lavoratori dipendenti rappresentano il 71,3% del totale, dato fortemente influenzato dai fondi pensione chiusi, dove rappresentano la quasi totalità degli iscritti (92,6%) essendo destinati essenzialmente a questa categoria di lavoratori. Per lo stesso motivo a livello di sistema, i lavoratori autonomi, con il 13,4%, sono in percentuale leggermente inferiore rispetto ai cosiddetti altri iscritti, come ad esempio persone fiscalmente a carico, studenti, non lavoratori, pensionati, ma anche soggetti che hanno perso i requisiti partecipativi ad al fondo chiuso di categoria, che rappresentano il 15,3% del totale.

Fonte dati: relazione annuale Covip 2020.

I lavoratori autonomi si concentrano nella quasi totalità nei fondi pensione aperti e nei PIP, rispettivamente con il 24,9% e il 19,4%. Di poco inferiori gli altri iscritti che raggiungono il 20,4% nei fondi pensione aperti e il 18% nei PIP. Anche in questa tipologia di forme pensionistiche, però, la categoria dei lavoratori dipendenti resta quella maggioritaria, anche se in maniera meno netta rispetto ai fondi chiusi, con il 54,7% nei fondi aperti e il 62,71% nei PIP.

Da un punto di vista territoriale, la maggior diffusione si ha nel Nord d’Italia, dove si registra il 57,1% delle adesioni totali, seguono il Sud e Isole con il 23,1% e il Centro con il 19,8% degli iscritti.

Fonte dati: relazione annuale Covip 2020.

La contribuzione media alla previdenza integrativa

Nel corso del 2020 il versamento medio alla previdenza integrativo è stato di 2.740 euro, cresciuto dell’1,5% rispetto al 2019, a fronte di una distribuzione per classi di importi così articolata:

Fonte dati: relazione annuale Covip 2020.

  • il 27,4% degli  iscritti totali nel corso del 2020 non ha effettuato alcun versamento, godendo quindi della flessibilità accordata dai fondi pensione che consente di variare, sospendere e riprendere i versamenti in qualsiasi momento e per qualsivoglia motivo
  • una maggiore concentrazione di casi si è concentrata poi per importi inferiori ai 1.000 euro, con il 23,9% 
  • nelle classi successive il numero di iscritti via via diminuisce, con l’eccezione della fascia tra i 4.500 e i 5.165 euro che include il limite di deducibilità fiscale di 5.164.57 euro annui e nella quale è concentrato il 6,8% degli iscritti totali
  • nelle fasce di versamenti eccedenti il limite di deducibilità fiscale (per classi via via superiori fino a > 20.000 euro) si colloca circa 7% degli iscritti.

Raccolta netta della previdenza integrativa: quante uscite nel corso del 2020?

Nel corso del 2020 nei fondi pensione aperti, PIP e fondi pensione chiusi sono confluiti 12,6 miliardi di contributi, di cui 5,7 miliardi circa di TFR, a fronte delle seguenti uscite nelle diverse tipologie di forme di previdenza complementare:

Fonte dati: relazione annuale Covip 2020.

Nonostante la situazione emergenziale la Covip rileva come sul versante delle uscite non si siano registrate maggiori richieste di anticipazioni e riscatti, che anzi hanno mostrato una lieve diminuzione rispetto all’anno precedente.

In aumento, invece, le richieste di pensionamento anticipato con la rendita integrativa temporanea anticipata (R.I.T.A.). Persiste ancora, inoltre, una prevalenza dell’erogazione della pensione integrativa in capitale anziché in rendita.

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