Riscatto di laurea e fondo pensione a confronto

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Un articolo del Sole 24 Ore propone un’interessante elaborazione di Consultique, società di analisi e consulenza finanziaria indipendente, sulla convenienza del riscatto di laurea e del fondo pensione per il proprio futuro pensionistico. 

Entrambi, anche se con modalità, costi e vantaggi differenti, consentono di integrare l’assegno pensionistico e di anticipare il pensionamento. In particolare, il riscatto di laurea implica il versamento di contributi previdenziali per coprire gli anni di studi universitari, consentendo quindi di incrementare la pensione e di far guadagnare mesi o anni, a seconda dei casi, per raggiungerla. Questo sia in caso di riscatto di laurea ordinario, nel quale il versamento è parametrato al proprio reddito, che di riscatto di laurea agevolato, introdotto nel 2019. 

Il fondo pensione è uno strumento di risparmio finalizzato a garantire una pensione integrativa da affiancare alla pensione pubblica. Quanto versato si accumula, crescendo nel tempo grazie ai rendimenti che si ottengono con l’investimento delle risorse e andrà a costituire la pensione di scorta aggiuntiva. Inoltre, grazie ad un’apposita prestazione, la rendita integrativa temporanea anticipata R.I.T.A. anche con il fondo pensione è possibile anticipare il pensionamento fino a cinque o dieci anni prima della pensione di vecchiaia. In sostanza, nel caso in cui si perda il lavoro in prossimità della pensione, si può contare su un prezioso reddito ponte che accompagna l’aderente fino al momento in cui può accedere alla pensione di vecchiaia. Se oltretutto non viene convertito l’intero capitale fino a quel momento accumulato, ma solo una parte, quella residua e non utilizzata costituirà la propria pensione integrativa.

Entrambi sono strumenti agevolati attraverso la deducibilità fiscale di quanto versato dal reddito IRPEF, per intero nel caso del riscatto di laurea e fino a ben 5.164,57 euro annui per i contributi alla previdenza integrativa.

In quanti hanno scelto di riscattare la laurea e di sottoscrivere un fondo pensione?

Dopo un vero e proprio boom di richieste del riscatto di laurea nel corso del 2019, con oltre 60.000 domande a partire da marzo 2019, con quindi una media di 6.000 richieste al mese fino a dicembre 2019, nel corso del 2020, a partire dai mesi di piena emergenza epidemiologica, sono inevitabilmente diminuite. Secondo i dati dell’INPS riportati sul Sole 24 ore a maggio è iniziato un recupero delle richieste, che a settembre hanno superato quota 4.000.

Sul fronte delle adesioni alla previdenza integrativa il bilancio di fine settembre 2020 pubblicato dalla Covip registra un totale  9,289 milioni di iscritti, aumentati dell’1,9% dal 2019. 

Le due opzioni a confronto

Consultique ha elaborato un’analisi che confronta costi e benefici del riscatto laurea e del  fondo pensione rispetto a tre differenti casi personali:

1. Un lavoratore dipendente del 1968 che ha iniziato a lavorare nel 1994 e con un reddito annuo iniziale di 60.000 euro lordi e a fine carriera tra i 74.000 e gli 80.000 euro. I cinque anni di laurea da riscattare risalgono al periodo 1988-1993.

 

Senza riscattare gli anni di laurea il pensionamento è previsto nel luglio del 2.036 (68 anni e 6 mesi)  e con una pensione pubblica lorda di 47.734 euro.

Con il riscatto di laurea ordinario e con quello agevolato anticipa la pensione di quattro anni, quindi al 2032 (64 anni e 6 mesi) ma:

  • con il riscatto di laurea ordinario la spesa da sostenere è di 92.920 euro e con una riduzione della pensione pubblica a causa dell’anticipo, che scende a 43.568 euro annui lordi
  • con il riscatto di laurea agevolato l’esborso è di 26.322 euro ma con una riduzione ulteriore della pensione pubblica ricalcolata interamente con metodo contributivo, pari a 38.300 euro annui lordi.

Aderendo alla previdenza integrativa (comparto obbligazionario) e versando per cinque anni (al pari del riscatto di laurea) 5.164,57 euro annui deducibili, al momento del pensionamento potrà affiancare alla pensione pubblica 1.614 euro annui lordi a vita intera. Inoltre, a fronte di un reddito tra i 74.000 e gli 80.000 euro lordi risparmia ogni anno ben 2.220 euro di imposte IRPEF.

2. Una lavoratrice dipendente del 1973 che ha iniziato a lavorare nel 2000 e con un reddito annuo iniziale di 40.000 euro lordi e a fine carriera di 56.000 euro annui lordi. I cinque anni di laurea da riscattare risalgono al periodo 1993-1998.

Senza riscattare gli anni di laurea la pensione viene raggiunta all’età di 65 anni e 8 mesi, quindi a settembre del 2038 e ammonta a 27.522 euro annui lordi.

Con il riscatto di laurea ordinario e con quello agevolato anticipa la pensione di soli cinque mesi, quindi ad aprile 2038 (65 anni e 3 mesi) e:

  • con il riscatto di laurea ordinario la spesa da sostenere è di 72.890 euro e con un incremento della pensione pubblica che raggiunge i 30.928 euro annui lordi
  • con il riscatto di laurea agevolato l’esborso è di 26.322 euro e la pensione pubblica aumenta di circa 1.000 euro, raggiungendo i  28.279 euro annui lordi.

Aderendo alla previdenza integrativa (comparto obbligazionario) e versando per cinque anni (al pari del riscatto di laurea) 5.164,57 euro annui deducibili, al momento del pensionamento potrà affiancare alla pensione pubblica 1.430 euro annui lordi a vita intera. Inoltre, a fronte di un reddito tra i 56.000 euro lordi risparmia ogni anno ben 2.117 euro di imposte IRPEF.

3. Un giovane lavoratore dipendente del 1990 che ha iniziato a lavorare nel 2016 e con un reddito annuo iniziale di 30.000 euro lordi e a fine carriera di 61.197 euro annui lordi. I cinque anni di laurea da riscattare risalgono al periodo 2010-2015.

 

Senza riscattare gli anni di laurea si stima un pensionamento a 67 anni nel gennaio del 2057 con una pensione pubblica lorda pari a 31.139 euro.

Fonte: Consultique su il Sole 24 Ore; creato da Datawrapper

 

Con il riscatto di laurea ordinario e con quello agevolato anticipa la pensione di soli di quattro mesi, quindi a settembre 2056 (66 anni e 8 mesi) e:

  • con il riscatto di laurea ordinario la spesa da sostenere è di 33.000 euro e con un incremento della pensione pubblica che raggiunge i 33.324 euro annui lordi
  • con il riscatto di laurea agevolato l’esborso è di 23.000 euro ma la pensione pubblica resta quasi di pari ammontare, ossia 31.986 euro lordi.

Aderendo alla previdenza integrativa (comparto obbligazionario) e versando per cinque anni 5.164,57 euro annui deducibili, al momento del pensionamento potrà affiancare alla pensione pubblica 2.079 euro annui lordi a vita intera. Inoltre, a fronte di un reddito tra i 61.000 euro lordi risparmia ogni anno ben 2.117 euro di imposte IRPEF.

In quest’ultimo caso viene considerata anche l’ipotesi combinata del riscatto di laurea ordinario o agevolato e del fondo pensione, con un’entrata complessiva una volta in pensione rispettivamente di 35.403 euro e di 34.065 annui lordi.

 

Integrare la pensione con il fondo pensione

In tutti i casi prospettati l’integrazione pensionistica grazie al fondo pensione potrebbe essere molto più cospicua perché normalmente il tempo a disposizione per accumulare le risorse è maggiormente prolungato.

Nel primo caso, infatti, il lavoratore potrebbe accumulare i 5.164,57 euro per almeno sedici anni. A seguire, la lavoratrice ha a disposizione più di diciotto anni e il trentenne ben trentasette anni per accumulare la propria pensione integrativa. Inoltre, con il capitale accumulato nel fondo pensione potrebbero anticipare la pensione di cinque anni richiedendo la R.I.T.A.

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