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Al momento dell’assunzione un lavoratore dipendente ha sei mesi di tempo per scegliere se lasciare il proprio TFR in azienda piuttosto che versarlo in un fondo pensione, mentre, in mancanza di indicazioni esplicite da parte del lavoratore il TFR viene destinato automaticamente alla previdenza integrativa.

Molti sono i motivi per cui conviene conferire il TFR ad un fondo pensione, da una maggiore flessibilità (possibilità di richiedere anticipazioni fino al 75% di quanto accumulato per l’acquisto e la ristrutturazione della prima casa e fino al 30% per qualsiasi esigenza) ad una tassazione finale agevolata (applicazione dell’aliquota agevolata dal 15% al 9% sulla base degli anni di partecipazione al fondo, di molto inferiore rispetto alle normali aliquote IRPEF applicate al momento dell’erogazione del TFR lasciato in azienda), fino ai maggiori rendimenti che i fondi pensione offrono.

Rendimenti fondi pensione e rivalutazione TFR, ecco l’analisi dei primi nove mesi del 2019

Archiviato un 2018 in controtendenza durante il quale per la prima volta il TFR lasciato in azienda con una rivalutazione dell’1,9% al netto delle tasse aveva superato i rendimenti netti di tutte le forme di previdenza integrativa, nei primi nove mesi del 2019 si è assistito ad una decisa ripresa dei fondi pensione.

Infatti i rendimenti delle diverse forme di previdenza integrativa, al netto dei costi di gestione e della fiscalità, come attestato dalla Covip (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione), sono stati i seguenti:

 

  • + 7,2% per i fondi pensione aperti
  • + 1,3% per PIP di ramo I – gestioni separate, per i comparti garantiti (che contabilizzando le attività a costo storico e non a valori di mercato e hanno rendimenti che dipendono in larga parte dal flusso cedolare incassato sui titoli detenuti)
  • + 9,4% per i dai PIP di ramo III, per i comparti di investimento diversi da quello garantito
  • + 6,4% per i fondi pensione chiusi-negoziali.

 

Fonte: Covip – La previdenza complementare. Principali dati statistici. Aggiornamento settembre 2019

 

A far lievitare i rendimenti dei fondi pensioni nel 2019 è stata la crescita del mercato azionario e obbligazionario, che ha permesso di ottenere rendimenti tutti superiori rispetto alla rivalutazione media annua composta del TFR in azienda, la quale nello stesso periodo è stata pari all’1,2%.

Rendimenti fondi pensione e rivalutazione TFR nel decennio 2009-2018

Trattandosi di strumenti di risparmio di lungo periodo è utile non soffermarsi ad una singola annata. Come sottolinea la Covip stessa, i risultati positivi di questi primi nove mesi del 2019 consolidano quelli registrati nel decennio precedente, orizzonte questo di lungo periodo più proprio per valutare le performance del risparmio previdenziale.

Infatti, nel periodo di dieci anni da gennaio 2009 a dicembre 2018 il rendimento medio annuo composto dei fondi pensione è risultato pari al:

  • + 4,1% per i fondi pensione aperti (dall’1,8% medio dei comparti di gestione garantiti al 5,9% medio di quelli azionari i azionari);
  • + 4% per i PIP di ramo III (dall’1,2% medio dei comparti di gestione obbligazionari al 5,4% medio di quelli azionari azionari);
  • + 2,7% per le gestioni separate dei PIP di ramo I , quindi nei comparti garantiti.
  • + 3,7% per i fondi negoziali (dall’1% medio dei comparti di gestione obbligazionari al 6,1% medio di quelli azionari);

Tutti questi valori sono superiori rispetto alla rivalutazione media annua composta del TFR lasciato in azienda che, nel medesimo periodo, è stata pari al 2%.

Esempio rendimenti fondi pensione e rivalutazione TFR

Per comprendere gli effetti di tali differenze può risultare utile un semplice confronto nel quale si ipotizza un lavoratore dipendente con un reddito lordo annuo di 40.000€ che in un orizzonte temporale di dieci anni in un caso lascia il TFR in azienda, mentre in un secondo caso sceglie di versare il TFR alla previdenza integrativa.

 

Il versamento del TFR in un comparto azionario del fondo pensione risulta decisamente più conveniente nel fondo pensione sia dal punto di vista dei rendimenti che si ottengono che della minore tassazione finale, ossia una ritenuta a titolo d’imposta con aliquota agevolata tra il 15% e il 9% anziché l’aliquota media IRPEF degli ultimi cinque anni di lavoro. La differenza è di ben 5.396 euro.

 

In aumento le adesioni alla previdenza integrativa

Anche a testimonianza della maggiore efficacia del TFR nel fondo pensione risultano in aumento le adesioni alla previdenza integrativa.

Come riportato negli ultimi dati statistici della Covip le posizioni in essere hanno raggiunto, a fine settembre, la soglia record di 9 milioni e, al netto delle uscite, la crescita da inizio anno è stata pari al 3%, con 262.000 nuove unità.

Nei fondi pensione aperti la crescita degli aderenti da dicembre 2018 è del + 3,9%, nei PIP del + 2,6% e nei fondi chiusi-negoziali del + 4%. In quest’ultimo caso però gran parte dell’aumento delle adesioni è spiegata dai dieci fondi pensione di categoria con attivi meccanismi di adesione contrattuale.

 

Anche il patrimonio gestito complessivo è in aumento, raggiungendo a fine settembre la soglia di 112 miliardi di euro (per fondi pensione aperti, PIP e fondi pensione chiusi). In particolare:

  • le risorse accumulate presso i fondi aperti sono di 22 miliardi di euro, con un aumento del 12,3% dal 2018
  • i PIP totalizzano 34 miliardi, in crescita del 10,7% dal 2018
  • il patrimonio dei fondi chiusi-negoziali risulta pari a 55,4 miliardi di euro, in crescita del 9,9% rispetto a fine 2018. In questo caso gran parte della crescita di adesioni è spiegata dai dieci fondi pensione di categoria con attivi meccanismi di adesione contrattuale.

 

I 9 milioni di iscritti alla previdenza integrativa rappresentano poco più del 30% della platea potenziale. Non mancano gli incentivi per aderire a un fondo pensione soprattutto entro la fine dell’anno 2019 per poter beneficiare subito del beneficio fiscale della deducibilità.

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