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In data 12 giugno 2019 è stata presentata dalla Covip (Commissione di Vigilanza sui fondi pensione) la relazione annuale per il 2018 relativa agli andamenti e ai risultati della previdenza integrativa.

La prima parte della relazione contiene un’analisi generale su:

  • struttura dell’offerta previdenziale
  • numero di iscritti e posizioni in essere
  • ammontare delle risorse accumulate
  • linee di investimento

La seconda parte analizza nel dettaglio le singole tipologie di forme pensionistiche complementari (fondi pensione aperti, chiusi e PIP).

398 soluzioni tra cui scegliere: gli iscritti del 2018 e le loro posizioni

 

Durante il 2018 è continuata l’azione di scrematura dei fondi pensione offerti raggiungendo a fine anno un totale di 398 forme pensionistiche (17 in meno rispetto al 2017) tra cui quelle da noi analizzate:

  • 43 fondi pensione aperti, con un totale di 1,429 milioni di iscritti
  • 70 piani individuali pensionistici (PIP), con un totale di 3,130 milioni di iscritti
  • 33 fondi pensione negoziali, con un totale di 2,949 milioni di iscritti

Gli iscritti sono aumentati del 5,8% registrando un totale di 7,5 milioni, crescita in calo rispetto a quella registrata nel 2017 in cui erano cresciuti dell’8,2%.

Fonte dati: relazione annuale Covip 2018

Complessivamente il numero degli iscritti è comunque aumentato e ha superato il 30% della forza lavoro, quest’ultima pari circa a 25,971 milioni di persone occupate o in cerca di lavoro con età maggiore o uguale a 15 anni. 

In linea con gli anni precedenti anche a dicembre 2018 si registra una prevalenza di iscritti alla previdenza complementare di sesso maschile pari al 61,9%; solamente nei PIP si registra un quasi equilibrio tra i due sessi (46,3% femmine).

Per quanto riguarda l’età anagrafica degli aderenti, purtroppo nei giovani rimane poco diffusa la conoscenza della previdenza complementare e questo fa sì che la percentuale di aderenti under 34 sia minima. E’ invece aumentato il numero di iscritti over 54, che con l’avvicinarsi della pensione sono maggiormente sensibili a tale argomento. La concentrazione maggiore di aderenti rimane però nelle classi di età centrali (34-54 anni).

Fonte dati: relazione annuale Covip 2018

L’età media degli iscritti alla previdenza complementare è di 46 anni

Da un punto di vista territoriale, la maggior diffusione si ha nell’Italia settentrionale, dove si registrano più della metà delle adesioni totali, con una predominanza netta dei lavoratori dipendenti su quelli autonomi o altri iscritti, come ad esempio persone fiscalmente a carico.

Fonte dati: relazione annuale Covip 2018

Le risorse accumulate e la contribuzione media degli italiani

 

A dicembre 2018 il patrimonio complessivo gestito dai fondi pensione è di 100,8 miliardi di euro, +3% rispetto al 2017.

Il versamento medio è stato di 2.300 euro circa, inferiore nella quasi totalità dei casi al limite della deducibilità fiscale di 5.164,57 euro.

Dalla relazione inoltre emerge che il 24,7% del totale non ha effettuato alcun versamento nel 2018, godendo quindi della flessibilità tipica dei fondi pensione che consentono di variare, sospendere e riprendere i versamenti in qualsiasi momento e per qualsivoglia motivo.

Fonte dati: relazione annuale Covip 2018

Nell’anno trascorso sono stati incassati un totale di 11,4 miliardi di euro di contributi a cui si contrappongono le seguenti uscite:

  • anticipazioni per 1,4 mld di euro
  • riscatti per 1,2 mld di euro
  • prestazioni pensionistiche in capitale per 3,4 mld di euro 
  • prestazioni pensionistiche in rendita per 56 mln

Incluse nei riscatti ci sono anche le prime Rendite Integrative Temporanee Anticipate (RITA)

 

Linee di investimento: la scelta dei comparti

 

Le scelte degli italiani sono rimaste pressoché invariate rispetto al 2017: si osserva una netta preferenza per i comparti garantiti e bilanciati (rispettivamente 43,7% e 37,5%), seguiti dai profili obbligazionari e azionari.

Di questi ultimi il peso è residuale (6,4%) probabilmente perché la maggior parte degli aderenti, come precisato precedentemente, è prossima al pensionamento e quindi opta per comparti con minori quote di azioni.

 

Fonte dati: relazione annuale Covip 2018

In particolare nei PIP ben il 76,9% ha scelto un comparto garantito per l’efficienza delle gestioni separate ramo I. A seguire il 10,4% aderisce ad un comparto azionario, l’8,3% ad un comparto bilanciato e infine il 4,4% ad uno obbligazionario.

Nei fondi pensione aperti invece viene preferita la linea bilanciata con il 45,2% di iscritti. Il 23,7% degli aderenti ha scelto un comparto garantito, il 20,3% uno azionario e il 10,8% uno obbligazionario.

Offerto da dieci dei 43 fondi aperti e da 27 PIP, rimane poco diffuso il piano life-cycle  che permette agli aderenti la riallocazione automatica della posizione individuale verso comparti meno esposti al rischio finanziario con l’avanzare dell’età.

 

Rendimenti e costi del 2018

 

Nel corso del 2018 l’andamento dei mercati finanziari non è stato positivo.

Le tendenze osservate sui mercati si sono riflesse conseguentemente sui risultati delle forme pensionistiche complementari che hanno quindi registrato dei ribassi nelle linee che investono prevalentemente in titoli di capitale e dei rialzi invece nei rendimenti obbligazionari.

Per tranquillizzare però gli aderenti va precisato che su un periodo più ampio di osservazione i risultati dei diversi comparti rimangono positivi e a 10 anni addirittura aumentano rispetto agli anni precedenti in quanto non vengono più considerati i rendimenti del 2008, anno della grande crisi economica.

Infine, va sottolineato che i rendimenti passati sono solo indicativi di quelli futuri. Il 2019 è iniziato infatti in recupero rispetto all’anno precedente.

Per quanto riguarda i costi, soprattutto su orizzonti temporali di lungo periodo, anche piccole differenze in termini percentuali tra le diverse forme pensionistiche producono impatti rilevanti su quanto accumulato e conseguentemente sulla prestazione finale. Gli ISC – Indicatori Sintetici di Costo riassumono i costi dei diversi fondi pensione e ne permettono il confronto: in generale gli ISC cambiano al variare della tipologia di fondo pensione e del comparto. Come emerge dalla relazione i costi sono rimasti pressoché invariati rispetto al 2017.

 

Tutti i dettagli sui fondi pensione aperti

 

I fondi pensione aperti nel dettaglio a fine 2018:

  • numero: 43 fondi e 190 comparti di gestione
  • iscritti: 1,43 milioni
  • nuove adesioni: 129.000 unità, in calo dell’8,5% rispetto al 2017
  • patrimonio gestito: 19,6 miliardi, +2,5 rispetto al 2017
  • contribuzione media per iscritto: 2.290 euro
  • investimenti: 42,6% in titoli di debito, 20,7% in titoli di capitale, 21,4% in OICR, 14% in depositi e 1,3% in altre attività/passività
  • rendimento medio generale: -4,5%
  • trasferimenti in entrata: 15.904 unità
  • trasferimento in uscita: 8.991 verso altri fondi pensione e 41.039 tra fondi pensione aperti
  • anticipazioni: 23.613 unità
  • riscatti: 12.958 unità
  • pensione integrativa: 10.468 in capitale e 422 in rendita

 

Tutti i dettagli sui PIP

 

I PIP nel dettaglio a fine 2018:

  • numero: 70 PIP
  • iscritti: 3,13 milioni
  • nuove adesioni: 239.000 unità, in calo del 13% rispetto al 2017
  • patrimonio gestito: 30,7 miliardi, +10,1 rispetto al 2017
  • contribuzione media per iscritto: 1.990 euro
  • investimenti gestioni ramo I: 87,6% in titoli di debito, 2,8% in titoli di capitale, 4,6% in OICR, 3,8% in depositi e 1,2% in altre attività/passività
  • investimenti gestioni ramo III: 29,6% in titoli di debito, 30,6% in titoli di capitale, 30,5% in OICR, 8,7% in depositi e 0,6% in altre attività/passività
  • rendimento medio comparto garantito: 1,7%
  • rendimento medio altri comparti: -6,5%
  • trasferimenti in entrata: 22.379 unità
  • trasferimento in uscita: 22.030 verso altri fondi pensione e 61.535 tra PIP
  • anticipazioni: 37.861 unità
  • riscatti: 19.908 unità
  • pensione integrativa: 29.245 in capitale e 139 in rendita

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