Lunedì 12 luglio appena trascorso il Presidente dell’INPS Pasquale Tridico ha tenuto la Relazione annuale 2021 presso Palazzo Montecitorio, in occasione della presentazione del XX Rapporto annuale dell’Istituto.

Il rapporto illustra l’attività dell’INPS nel sistema del welfare italiano, concentrandosi anche su importanti aspetti socio economici, come la povertà e il reddito minimo, il tasso di natalità, l’occupazione, la nascita di nuove professioni e la riforma degli ammortizzatori sociali. Il tutto inevitabilmente alla luce della situazione emergenziale che ha caratterizzato il 2020. 

Un ampio capitolo è dedicato chiaramente alla spesa pensionistica e alle forme di uscita dal mondo del lavoro. A riguardo, il Rapporto fotografa quella che è la situazione pensionistica del Paese al 31 dicembre 2020, con un totale di circa 16 milioni di pensionati, di cui il 97% percepisce almeno una prestazione dall’INPS, mentre il restante 3% percepisce rendite INAIL o pensioni di guerra o ancora pensioni da Casse professionali, da Fondi pensione e da Enti minori. Il rapporto tra prestazioni previdenziali e quelle assistenziali è rispettivamente dell’81% contro il 19% del totale. Inoltre, anche se a partire dal 2014 si è registrato un rallentamento della crescita della spesa pensionistica, il rapporto tra pensionati e lavoratori resta comunque tra i più alti in Europa.

Pensione INPS: l’anticipata va per la maggiore anche nel 2020

Un primo dato rilevante è che anche nel 2020 la pensione anticipata e di anzianità si conferma la prestazione maggioritaria, con il 30,9% del totale, seguita dalla pensione di vecchiaia (24,5%) e quella ai superstiti (20,5%). In numero via via inferiore le prestazioni agli invalidi civili (15,3%), le prestazioni di invalidità previdenziale ( 5,0%) e le pensioni/assegni sociali (3,9%).

Fonte: XX Rapporto annuale INPS

Tra le forme di uscita anticipata ci sono anche Quota 100 e Opzione donna. La prima, nel corso del 2020, ha registrato un numero di domande decisamente inferiore rispetto all’anno precedente (-40% circa), per un totale di 130.000, di cui 73.396 accolte. Come riportato anche nella Relazione annuale dal Presidente Tridico, la misura è stata utilizzata in via prevalente nel settore pubblico e da uomini con redditi medio alti, consentendo il pensionamento complessivamente a 253.000 lavoratori dalla sua introduzione nel 2019. 

Quanto ad Opzione donna, nel 2020 a fronte di quasi 20.000 domande (17,6% in meno rispetto al 2019), ne sono state accolte 14.510, qui invece soprattutto nel caso di redditi bassi. Dalla sua introduzione nel 2012 ad oggi, inoltre, ha permesso il pensionamento anticipato a più di 79.000 lavoratrici.

Nel caso di Quota 100 si tratta di una misura sperimentale, con durata triennale, che giungerà a scadenza il 31 dicembre 2021. Quello appena trascorso, quindi, è stato un anno caratterizzato da un dibattito pubblico incentrato innanzitutto sul superamento di questa via d’uscita anticipata. Sono state, quindi, avanzate diverse proposte per evitare il noto scalone di 5 anni tra i requisiti previsti per Quota 100 (62 anni d’età anagrafica + 38 di contributi) e per la pensione di vecchiaia (67 anni d’età + 20 di contributi presso l’INPS). Ma non solo. L’intento è più in generale di riformare il sistema pensionistico, così da garantire da un lato flessibilità in uscita e dall’altro l’equità intra-generazionale, contenendo al contempo il più possibile la spesa pubblica.

Riforma pensioni: le tre proposte dell’INPS

Nel rapporto vengono illustrate le tre proposte principali di pensionamento e per ciascuna viene valutata la sostenibilità in termini di effetti economici sulla spesa pubblica, sia nel breve che nel lungo periodo. 

Fonte: XX Rapporto annuale INPS

1) Pensione con 41 anni di contributi

Nota anche come “Quota 41”, questa misura prevede la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica e in comune per uomini e donne. Come sottolineato dal Presidente Tridico nella sua relazione, si è rivelata la proposta più onerosa, con un costo stimato iniziale di 4,2 miliardi di euro nel 2022, che cresce raggiungendo i 9,2 miliardi di euro nel 2029, per poi tornare a scendere lievemente nei due anni successivi. 

2) Ricalcolo contributivo con 64 anni d’età

La  seconda proposta prevede due possibili vie di pensionamento anticipato con i seguenti requisiti (alternativi):

64 anni di età e almeno 20 di anzianità contributiva, ma con un importo minimo della pensione pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale INPS

oppure, 64 anni di età e 36 anni di contributi, senza il limite sul valore dell’assegno.

In quest’ultimo caso si consente l’accesso a una forma flessibile di pensionamento anche alle categorie che difficilmente riescono a raggiungere i requisiti prescritti, come i lavoratori autonomi e le donne. 

Per questa misura, inoltre, è prevista la modifica al calcolo della pensione, che viene effettuato con le regole dell’opzione al contributivo. Anche alla luce di questo elemento, si rivela una misura meno onerosa rispetto a Quota 41 e di conseguenza più equa in termini intergenerazionali.

3) Anticipo della sola quota contributiva

La terza proposta prevede appunto un anticipo pensionistico della sola quota di pensione contributiva, che può essere richiesta con:

  • almeno 63 anni di età 
  • 20 anni di contributi
  • e un importo minimo di 1,2 volte l’assegno sociale.

Raggiunti i requisiti per la pensione di vecchiaia (attuali 67 anni INPS), viene riconosciuta la quota retributiva della pensione. Dal punto di vista economico, infine, rappresenta la proposta più economica, con il picco di 2,9 miliardi di costo nel 2029. 

Pensioni: donne superano gli uomini ma non per l’importo dell’assegno

Per quanto riguarda più nel dettaglio le pensioni, sempre al 31 dicembre 2020, dei 16 milioni in totale, le donne rappresentano la maggioranza con il 52%, ma l’assegno pensionistico medio, pari a 1.365 euro, è inferiore rispetto a quello degli uomini, pari a 1.867 euro. Un divario si riscontra anche a livello territoriale, dove le pensioni medie al Nord del Paese risultano superiori a quelle percepite nel Sud e nelle Isole, ossia 1.700 euro contro 1.400 euro.

Rispetto, poi, alle pensioni medie per tipologia di prestazione, gli importi più elevati si registrano nel caso delle le pensioni anticipate/di anzianità, con 1.851 euro mensili. Le pensioni di vecchiaia, invece, sono di 879 euro mensili, quelle di invalidità di 964 euro mensili e le prestazioni assistenziali si attestano intorno ai 460 euro mensili.

Riscatto di laurea: domande in leggera flessione nel 2020

Il riscatto di laurea è un meccanismo contributivo che consiste nel far valere ai fini pensionistici gli anni degli studi universitari presso la gestione privata o pubblica INPS di appartenenza, oltre che da soggetti inoccupati. Esistono, quindi, tre modalità: 

  • il riscatto di laurea ordinario
  • il riscatto di laurea agevolato, introdotto nel 2019 
  • e quello per inoccupati

L’onere del riscatto varia innanzitutto a seconda del periodo in cui si colloca il corso di studi oggetto di riscatto, ossia se nel sistema retributivo o contributivo. Come specificato nel Rapporto, nel primo caso viene utilizzato il metodo della “riserva matematica” per cui l’importo della somma da versare varia a seconda di fattori quali l’età, il periodo da riscattare, il sesso, l’anzianità contributiva totale e le retribuzioni percepite negli ultimi anni. Nel secondo caso, invece, vale il meccanismo del calcolo “a percentuale”, con l’applicazione dell’aliquota contributiva di finanziamento in vigore alla data presentazione della domanda nella gestione pensionistica. 

Il costo, poi, varia ulteriormente se si tratta di riscatto di laurea agevolato, in genere inferiore rispetto a quello ordinario perché prevede un metodo di calcolo più conveniente: per ogni anno da riscattare è pari al livello minimo imponibile annuo previsto per artigiani e commercianti (15.953 euro nel 2021), moltiplicato per il 33% (aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche dell’AGO per i lavoratori dipendenti).

Quante domande di riscatto di laurea sono giunte all’INPS e a che costo medio?

Ecco i dati principali emersi dal Rapporto 2021:

  • analizzando l’andamento delle richieste di riscatto, suddivise tra agevolate e ordinarie, giunte dalle gestioni private dell’INPS nel periodo tra 2016 e 2020, il numero è cresciuto ogni anno e nel 2019, con l’introduzione del riscatto agevolato, è triplicato rispetto al 2018

Fonte: XX Rapporto annuale INPS

  • l’incremento del numero di domande è solo parzialmente dovuto allo scopo di anticipare il pensionamento con Quota 100 o Opzione donna, rispettivamente introdotta e rinnovata nello stesso anno del riscatto di laurea agevolato. Si evidenzia invece come sia cresciuto il numero di domande di riscatto di laurea ordinario in conseguenza della risonanza data dalla nuovo riscatto agevolato, che ha indotto i lavoratori ad informarsi e ad avvalersi della misura
  • il riscatto in forma ordinaria è maggiormente richiesto anche alla luce dei maggiori benefici che ne derivano per la pensione pubblica rispetto a quello agevolato, i cui effetti in termini di crescita dell’assegno e anticipo in alcuni casi sono piuttosto esigui
  • nel 2020 si è assistito ad una leggera flessione, con 38.357 pratiche per il riscatto ordinario (46.650 nel 2019) e 14.996 di riscatto agevolato (27.205 nel 2019)
  • non si registrano grandi differenze per genere tra i richiedenti, mentre nel caso del riscatto ordinario si registra un incremento dell’età media proprio a partire dal 2019, ossia 43 anni d’età e 19 anni di esperienza lavorativa per le donne (contro i 38 anni d’età e 14 anni di esperienza nel 2018) e 46 anni d’età e 22 anni di esperienza lavorativa per gli uomini (contro i 41 anni d’età e 18 anni di esperienza nel 2018). Nel caso della misura agevolata, l’età media si abbassa, con 38 anni d’età e 13/14 anni di esperienza sia per le donne che per gli uomini.

Fonte: XX Rapporto annuale INPS

 

Un ultimo dato molto rilevante riguarda il costo medio del riscatto di laurea. Nel biennio 2019 – 2020 quello per il riscatto ordinario è aumentato fino a più di 18.000 euro rispetto agli anni precedenti, passando dai 38.000/39.000 euro ai 57.373 euro del 2020. Questo in coerenza con l’innalzamento dell’età media e dell’esperienza lavorativa dei richiedenti e, quindi, del relativo reddito di riferimento.

Nel caso del riscatto di laurea agevolato, il costo medio nel 2020 ha raggiunto i 22.043 euro, a fronte di un costo massimo comunque di poco superiore ai 26.300 euro

L’esigenza di un sistema equo e flessibile va di pari passo con l’esigenza di garantire alle generazioni future un importo della pensione che permetta loro un tenore di vita sostenibile, non sempre agevolato però dal sistema pensionistico stesso e da altri fattori esterni, come la stabilità lavorativa e l’andamento dell’economia. Lo stesso riscatto di laurea spesso risulta troppo oneroso o, in alcuni casi, privo degli effetti sperati.

Da questo punto di vista, quindi, è evidente come oltre ad una pensione pubblica ci si debba assicurare una pensione integrativa, iniziando a risparmiare in prima possibile in un fondo pensione. Il tutto secondo le proprie capacità economiche ed esigenze di vita.

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